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No, non voglio mettere sul piatto della bilancia le due città e fare un paragone. Voglio solo dire che da quando sono tornata a Londra dopo i 10 giorni passati a Milano, la vita qui non mi sembra più uguale. Fabio mi manca molto più di prima, e così anche la mia vita laggiù. Mi manca vedere gli amici il sabato sera, mi manca andare a teatro con Fabio e quelle poche persone che lo amano come me, mi manca andare in giro per negozi o nei centri commerciali insieme a Fabio e sparlare di come sia vestita la gente o di quanto cammini lenta, mi manca andare nei locali rock e metal sempre con quei pochi amici che lo amano come me, mi manca chiacchierare ore e ore con un’Amica e mi manca stare accoccolata sul divano con Fabio a guardare il Dr. House.
Stare a Londra mi piace e non rimpiango assolutamente di esserci venuta. La mia autostima è cresciuta, il mio senso di indipendenza anche, e sto sperimentando la convienza con una persona che non sia Fabio né la mia famiglia. E mi piace. Ora ho anche trovato un lavoro, anche se non mi piace. È a Camden Town, la parte più rockettara e metallara di Londra (anche se è molto più fashion qui, e non trasgressiva come in Italia), e io ovviamente dove potevo trovare lavoro? Non nei negozi dark o metal, no! In una negozio di roba cinese, che fa schifo. Io generalmente cerco sempre di non comprare mai roba cinese, perché di bassa qualità e perché ho il vago sospetto che la persona cinese che lo abbia fatto sia sottopagata e tenuta in condizioni lavorative pessime (tante ore per poco salario, e poi… sarà stata una persona adulta che lo ha confezionato?), ma qui mi devo adattare. È l’unico lavoro che ho trovato da due mesi, e anche se non mi pagano tanto (£ 4.80 all’ora per 8 ore al giorno, che è sotto il National Minimum Wage) e non ho un contratto, e la boss cinese è una stronza allucinante (tipo Meryl Streep ne Il Diavolo Veste Prada, e non sto esagerando!) è meglio di niente. Io continuo a cercare e a distribuire CV, e appena ne trovo un altro (speranza vana…) me ne vado. Il negozio è aperto 7 giorni su 7, come quasi tutti i negozi a Camden e in centro, e i turni sono 9.30-18.30 o 10.30-19.30 e io ho due giorni off alla settimana. Inoltre, oltre a quel negozio, ne hanno un altro nel mercato di Camden e un altro che dovrebbe aprire a breve. Ovviamente lavorerò anche questo sabato e domenica che viene Fabio (evviva!), ma almeno sono riuscita a farmi dare il lunedì e il martedì, così riusciamo a passare un giorno e mezzo insieme. Fuckin’ Chinese…
Finalmente riesco a scrivere sul blog. In realtà non mi mancava solo il tempo, ma anche la voglia. Stare a Londra da sola è più difficile del previsto. Credevo che avrei cominciato a sentire la mancanza di casa dopo un po’ di tempo che sarei stata qua, che so, una settimana, invece già il 24 sera…
Nonostante lo sapessi, staccarsi da Fabio all’aeroporto è stato difficilissimo. È stato come se lasciassi a terra un pezzo di me, una parte della mia vita, e mi ha rincuorato solo quello che mi ha detto lui a un certo punto: “Noi comunque passeremo insieme il resto della vita”.
Dopo che ho lasciato Fabio, sono andata al controllo del bagaglio a mano, e lì mi hanno fatto togliere la cintura che avevo addosso e anche il portatile che era nel bagaglio a mano (a saperlo, lo tenevo direttamente fuori, era l’oggetto che occupava più spazio!). Poco prima dell’imbarco ho incontrato la ragazza che doveva partire con me, che ho scoperto che veniva a Londra anche per incontrare una famiglia da cui andare a fare la ragazza alla pari. Abbiamo fatto insieme il viaggio Milano-Londra e anche il viaggio dall’aeroporto di Gatwick alla stazione di London Victoria (una specie di stazione Centrale tre volte più grande e quattro volte più incasinata!). Alla stazione di Victoria è venuta a prendermi Sara, che mi ha accompagnato fino all’albergo, aiutandomi anche con le valigie. Prendendo il treno e poi la metro ho risparmiato, ma se fossi stata completamente sola avrei preso un taxi (anche se il prezzo dall’aeroporto al centro di Londra si aggirava intorno alle £85), perché non sarei riuscita a portare il valigione, il bagaglio a mano, il portatile e la mia borsa (pesantissima) tutto da sola.
Arrivate in hotel, dopo aver pagato, io e Sara ci siamo fatte due rampe di scale con il valigione, dato che l’hotel – ahimé! – non aveva l’ascensore. In camera abbiamo parlato un po’ di Londra, delle stanze, della vita qui, e abbiamo anche cercato dei “2 bedroom flats”, ovvero appartamenti con 2 camere, da dividere io e lei. Dopo essere uscite a cena, mi ha riaccompagnato all’hotel e poi è tornata a casa sua. Quando sono tornata in camera, ho capito che ero proprio da sola, che avrei dormito in una stanza d’hotel da sola, e la cosa mi ha agitato, ma per fortuna poi ho sentito Fabio con Skype.
Ieri, invece, dopo essermi alzata e aver fatto colazione, sono uscita e con la metro sono andata in un negozio Vodafone, dove ho comprato una sim inglese per poter telefonare ai numeri inglesi senza spendere una fortuna. Poi ho pranzato con Sara e sono andata a vedere una stanza. Al di là del fatto che l’odore non era un granché e che la casa nel totale non mi piaceva, la cosa che non mi avevano detto era che la stanza si liberava a marzo! Me ne sono andata con le pive nel sacco. Nel pomeriggio ho visto un paio di stanze insieme a Sara (ma erano per lei le stanze, dato che anche lei sta cercando una nuova sistemazione), e entrambe facevano schifo. La cosa che accomuna tutte queste stanze è che c’è la moquette dappertutto (nelle stanze, sulle scale, nei corridoi), che già mi dà sensazione di sporco, poi non c’è quasi mai un tavolo dove mangiare, perché qui non c’è l’abitudine di mangiare tutti insieme a tavola come da noi, magari uno cucina e mangia in piedi appoggiato al piano della cucina, oppure in camera o sul divano. Per me è inconcepibile… Ma qui è la norma, e mi ci dovrò abituare se vado in casa con altra gente.
Ieri sera poi sono tornata in hotel, ma prima mi sono fermata a comprare del pane e del prosciutto (schifoso) per farmi un panino in hotel. Non è stata una gran serata: mi sono fatta la doccia, ho asciugato i capelli, ho mangiato quel panino schifoso e dopo un’oretta ho sentito Fabio con Skype, che è stata l’unica nota positiva della serata. Ho continuamente il groppo il gola, non sono abituata alla solitudine, e nonostante abbia deciso di fare quest’esperienza “per me”, la cosa risulta più difficile del previsto. Ho paura a stare da sola in hotel (più che altro di sera e di notte), ho paura di non riuscire a trovare una casa, un lavoro poi, e mi inquieta un po’ andare a vivere con gente estranea. Qui è la norma, quindi in realtà sono solo io che non ci sono abituata, ma se andassi a vivere con Sara sarei molto più tranquilla. Potrei uscire la sera con lei e tornerei con lei, mentre ora ho paura a uscire di sera, andare a mangiare fuori perché poi dovrei prendere la metro e/o camminare da sola di sera tardi. Qui in realtà c’è molta più gente in giro di sera che non a Milano, dove se prendi la metro alle 11 di sera sei in un vagone con altre 2 persone, e dalla faccia neanche molto raccomandabile. Ma mi ci devo abituare, ora non ci riesco, magari tra qualche tempo sarà diverso.
Comunque oggi vado a vedere un “2 bedroom flat” con Sara alle 5 e poi alle 6 abbiamo appuntamento per vedere un paio di stanze in una casa da condividere con un’altra coppia. Chissà…

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