Sabato sera alcuni miei amici hanno avuto l’onore di assistere alla mia splendida performance a Lecco. Ah, per chi non è venuto, non sapete cosa vi siete persi!
Ovviamente sto scherzando, ma mi hanno detto che ho recitato bene. Va beh, me l’ha detto in primis Fabio, ma lui è di parte, poi Romina, Riccardo, Vera e Marco, che tra l’altro ringrazio tantissimo per essere venuti fino a Lecco solo per vedere me! Speriamo non si siano pentiti…
Io credo che sicuramente potevo recitare meglio, ma ho recitato meglio dell’anno scorso! Quest’anno abbiamo lavorato molto sul cercare di essere un personaggio che non fosse totalmente inventato da noi (come invece è stato per l’anno scorso), ma che avesse già uno suo sostrato che poi noi abbiamo “adattato”, anche se poco, a noi stessi. In particolare quest’anno abbiamo tutti scelto un personaggio che fosse il più possibile lontano da noi stessi: io sono la direttrice della Rossum Universal Robots, un’azienda che produce robot. Il mio personaggio è una persona molto sicura di sé, con le idee chiare e un piglio molto deciso; dà ordini, gestisce un’intera azienda e sa come trattare le persone. Ma non è solo questo: nel quarto quadro si scopre che alla fine Valeria Domino (questo il nome) è una sognatrice, una che voleva eliminare il lavoro dalla faccia della terra per lasciare finalmente libera l’umanità, che così sarebbe diventata “l’aristocrazia del mondo sostentata da milioni di schiavi meccanici”. In origine il mio personaggio era maschile (Harry Domino), ma non ci sembrava il caso di far fare “l’uomo” a nessuna di noi; quest’anno infatti eravamo tutte donne al corso di teatro, all’inizio 4, poi 3. Tuttavia qualche punto in comune con Valeria ce l’ho: l’essere sognatrice, l’essere decisa nelle cose a cui tengo e nel farmi valere dagli altri quando voglio qualcosa o quando sento che non mi stanno rispettando.
Sabato sera a Lecco eravamo gli headliner ma non eravamo le star della sera, come invece è per i concerti, dove la band protagonista arriva alla fine, come è stato dimostrato dalla gente che, finito il terzo spettacolo, si è alzata e con la frase “Eh, sono già le 11…” ha levato le tende. Che pantofolai, ormai siete lì, manca solo uno spettacolo, è sabato sera, rimanete, no?? Ovviamente no, e quando abbiamo recitato noi la sala era mezza vuota, mentre fino a poco prima era praticamente piena.
Io mi sento di avere recitato abbastanza bene, anche se potevo fare meglio. Sono stata brava perché ho salvato lo spettacolo più di una volta, quando Giovanna, per un motivo o per l’altro, dimenticava le battute oppure ne saltava più di una. Ad esempio, il secondo quadro doveva iniziare con me che dettavo e Giovanna vestita da robot seduta già alla scrivania a scrivere, invece la Giò non ce l’ha fatta a cambiarsi in tempo durante il cambio di scena e io mi sono inventata qualcosa. Sempre durante il secondo quadro, la Giò doveva cambiarsi da robot a essere umano mentre io e Valentina ci scambiavamo delle battute; lei, poverina, non ce l’ha fatta, così io mi sono inventata delle frasi alla fine della mia già lunga battuta, e lei ha avuto il tempo di finire di prepararsi e uscire. E il quarto quadro? È stato un casino, abbiamo saltato un sacco di battute, le abbiamo poi riprese e inventato frasi. Giovanna ad un certo punto (punto in cui non doveva parlare) ha detto una battuta che in realtà era molto dopo, e questo errore lo faceva sempre durante le prove! Così l’ho zittita inventandomi una frase. Ma comunque sia la Giò che la Vale sono state bravissime!
Va beh, detto così sembra che io sia stata un genio, ma in realtà ci sono stati dei pezzi che potevo fare molto meglio, interpretare meglio le emozioni, ecc… Nel quarto quadro, per esempio, dovevo essere ansiosa e così mettere un po’ d’ansia anche nello spettatore, con le parole, con la camminata, con i gesti, prendendo nervosamente la pistola ogni due per tre. Invece non l’ho fatta così bene, altrimenti qualcuno mi avrebbe detto “però, che ansia c’era nel quarto quadro!”, ma me ne sono resa conto anch’io. È che è difficile farsi venire delle sensazioni che al momento non si provano, fa anche un po’ paura; io ho paura di non riuscire più a scrollarmele di dosso. È stato questo il problema della scuola di recitazione Actor Studios, ci ha spiegato Mario l’anno scorso. Io, poi, che per gli ultimi due anni di università ho avuto sempre l’ansia, prima fortissima poi più debole, ho paura a mettermi l’ansia addosso, ho anche paura di star male fisicamente. Per Mario ci ha detto espressamente che bisogna provare la sensazione che dovrebbe provare in quel momento il personaggio, altrimenti si finisce per risultare “finti”. Avete presente la sensazione che provate quando, nel vedere un spettacolo teatrale, pensate: “Com’è finto quel personaggio!”? Ma non è facile, lo ha ammesso anche lui…
Venerdì si replica a Brugherio, e voglio provare a migliorare quegli aspetti che mi sembravano “finti” o che comunque potevano essere resi meglio. Speriamo che non venga fuori uno spettacolo peggiore di quello di sabato sera. A Lecco ci conoscevano in pochi, ma a Brugherio ci conoscono…