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Ho preso una decisione ieri. Avevo paura, perché era qualcosa che dovevo decidere da sola e fino all’ultimo non sapevo proprio cosa fare. O meglio, io lo sapevo cosa volevo, in fondo… ma dirlo ad alta voce era tutta un’altra questione e ci voleva coraggio. But guess what? Alla fine l’ho fatto, e il coraggio, che credevo non ci fosse, c’è stato! Mi verrebbe quasi da dire: “Ho preso la mia decisione. Giusta o sbagliata che sia, ormai l’ho fatta e non si può tornare indietro”. Tutto vero, tranne che per un particolare: cos’è giusto e cos’è sbagliato? Sono concetti così soggettivi che è impossibile darne una definizione generica. Per me era la decisione giusta, nel senso che lo era per la mia stabilità emotiva. Ma lo so che esiste tanta gente là fuori che la considererebbe una decisione sbagliata. Fatti loro, in realtà.
Io lo so che cosa mi fermava dal prendere quella decisione: il giudizio degli altri. Sapevo che cosa avrebbe fatto la maggior parte della gente cui l’avessi detto, e pensavo che quella fosse la decisione giusta da prendere. Sarei stata una matta a fare la scelta opposta. Nessuna persona sana di mente lo avrebbe fatto. Ebbene, io sono pazza, allora. Squillino le trombe! Che tutti sappiano!

Chi mi conosce da più di due anni sa bene che avevo già preso una decisione “folle” nella mia vita: avevo lasciato il mio bel lavoro sicuro, con una paga più che buona, vicino casa, per andare in un paese straniero a fare non si sa bene cosa solo per parlare inglese (cazzo, quello era il bello!). Sono certa che diverse persone non hanno apprezzato la mia scelta: chi lascerebbe mai un lavoro a tempo indeterminato per andare a fare la fame in una casa infestata dai topi? “Lasci gli amici, la famiglia, il tuo ragazzo e te ne vai così! Che egoista!”.
È vero, forse sono stata un po’ egoista, ma era ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Non che non avessi bisogno anche delle persone di cui ero circondata, anzi! Il loro supporto è stato fondamentale per me, perché sapevo di non essere spiritualmente sola in quel viaggio alla ricerca di me stessa. Mi sono mancati tutti da morire. E indovinate un po’? Gli amici, quelli veri, il mio ragazzo dell’epoca e i miei familiari non mi hanno abbandonato. Perché loro credevano in me. Evidentemente avevano capito che ognuno è un po’ egoista ogni tanto e ha bisogno di spazi solo per sé. O che comunque, se non l’avessi fatto in quel momento, non l’avrei mai più fatto. Quello era il momento, non prima e non dopo. Okay, quella era una situazione un po’ ai limiti, e lasciare il mio ragazzo è stato molto difficile (egoista sì, ma non menefreghista), ma non avrei voluto rinfacciarglielo nel nostro futuro insieme, per cui l’ho fatto. Era una situazione temporanea, e lui ha accettato; quante volte, per questo, ho sentito la gente denominarlo “santo” o “povero”. E un po’ avevano ragione, infatti l’ho ringraziato migliaia di volte per avermi dato la possibilità di fare quell’esperienza. Ma anche lui aveva fatto una scelta, non rompendo, nonostante tutto, la nostra relazione.

La decisione che ho preso ieri è concettualmente simile. Non ho fatto quello che avrebbero fatto tutti, ma quello che volevo io, quello che sapevo mi avrebbe fatto star bene mentalmente. Avrei potuto fare un sacrificio e prendere un’altra decisione, ma non ce l’ho fatta. Forse non ho voluto rischiare… o forse il rischio era proprio fare quello che sotto sotto desideravo. But guess what, again? Se non avessi preso quella decisione, mi sarei preclusa una bella possibilità di cui sono venuta a conoscenza oggi, e che spero vada a buon fine.
Magari tra qualche tempo me ne pentirò, chissà… magari ci penserò come a qualcosa che non farei mai più, ma che ormai ho fatto perché in quel momento mi serviva. Ho fatto tante di quelle cazzate nella mia vita, soprattutto negli ultimi tempi, ma se non le avessi fatte, forse non sarei la persona che sono adesso. E chi mi conosce bene, se mi ha osservato attentamente, lo sa quanto sono cambiata, quanto sono cresciuta… e credo proprio di essere migliore ora. Non si può tornare indietro e cambiare le cose, piuttosto vale molto più la pena prendersi la responsabilità dei propri errori e andare avanti cercando di porvi rimedio.
È così che si cresce, secondo me.

Può sembrare una cagata, ma da single ti rendi conto di cose che, quando sei in coppia, non sempre capisci. Da single osservi meglio le altre coppie, le studi e cerchi di vedere cos’hanno loro che li tiene insieme che tu non sei riuscito a mantenere con la tua di coppia.
D’altronde, se sei single, i casi sono due: o non sei mai stato fidanzato o eri in una coppia che poi è “scoppiata”. Nel primo caso, secondo me, non è che proprio “ti manchi” stare in coppia, ma semplicemente hai voglia di stare in coppia, perché sei stufo di stare da solo. Hai voglia di fare come gli altri, hai voglia di scoprire cosa si prova a condividere la propria vita con un’altra persona. Insomma, ti manca stare in coppia perché non l’hai mai provato, ma sai che è bello e che lo vuoi sperimentare.
Ma quando una cosa la provi… è tutta un’altra cosa. Lo sai com’è, lo sai quanto ti piace e il non averla ti fa star male. È come per tante altre cose, come il cibo, o il sesso. Quella stupida frase che piace dire a tanti single: “Io sono single per scelta!” (da declamare con vocina acida e petulante) è secondo me una delle classiche frasi che ci si dice per autoconvincersi che si sta bene. Ci possono essere periodi in cui si ha voglia di stare da soli, certamente, magari perché si è appena usciti da una storia e non si vuole avere altre relazioni, al momento. Ma è una situazione temporanea, solitamente non si va avanti così tutta una vita. Se dopo anni dalla fine di una relazione, vai ancora in giro dicendo che sei single “per scelta”, io ti scoppio a ridere in faccia. Fai prima a dire che non hai ancora trovato la persona giusta. Almeno sei sincero e fai una bella figura.
Conosco un ragazzo (amico di amici) che a 30 anni suonati, non ha ancora voglia di impegnarsi e passa da una donna all’altra. In tutti questi anni, non l’ho mai visto con una donna. Okay, lui è un single per scelta, ma andare con diverse donne e “frequentarsi”, anche senza impegno, non è forse un modo per non stare da solo? Non è come avere una relazione, lo so bene. Ma se a più di 30 anni hai ancora voglia di fare lo scapolone d’oro (nel senso che lo vuoi, non che non riesci a trovare la donna per te, nonostante tu ci provi), proprio bene bene non stai. Cresci, caro mio, che sarebbe anche ora.

Per quanto mi riguarda, sono circondata da coppie. Mi piace osservarle e vedere come funzionano. O non funzionano. Diciamoci la verità: io mi sarò anche lasciata dopo anni di relazione, ma vedo coppie che stanno insieme da anni e, nonostante la loro coppia abbia delle falle, sono ancora insieme. E non si lasceranno mai. E perché? Perché fanno finta di niente, non hanno il coraggio di scoprire le crepe della loro storia, e conseguentemente, di dover ammettere che la relazione non va proprio così bene.  Ammetterlo significherebbe dover fare i conti con i problemi, e se i problemi sono troppo gravi, il passo successivo sarebbe lasciarsi. E certa gente, pur di non rimanere da sola, preferisce una relazione vuota. Dà loro sicurezza. E magari guarda la gente che si lascia dopo tanti anni con quello sguardo misto di compassione e tristezza, che a me fa solo incazzare.
Alcune coppie farebbero bene a guardare la loro, di coppia, prima di giudicare gli altri. È sempre brutto vedere degli amici lasciarsi e stare male, ma meglio chiudere una storia che non funziona e aprirsi a nuove relazioni, che magari andranno anche meglio, che non continuare una storia che semplicemente non va. Certe coppie vanno avanti per inerzia: non hanno ormai più niente da dirsi, hanno interessi diversi e non si piacciono nemmeno più fisicamente. Che senso ha?

Se c’è una cosa che a me fa davvero incazzare in certe coppie, ed è una cosa che ho capito quanto sia sbagliata soprattutto da quando sono single, è litigare per le cazzate più assurde. Litigano per delle stupidaggini, che non hanno alcuna importanza. Okay, al momento ti puoi arrabbiare, ma dopo ti dovrebbe passare, non essendo davvero importante. Invece no. C’è chi si incazza come una iena, chi trascina il litigio per ore, chi mette il muso, chi insulta il proprio partner. No, così non va… Ci sono cose ben più importanti – che ne so – del partner che sbaglia strada in macchina, o che fa cadere per sbaglio un piatto per terra rompendolo, o che ogni tanto arriva in ritardo, o che sbaglia a fare una qualunque cosa. È normale arrabbiarsi al momento, ma poi si fa pace. Si fa sempre pace, se c’è amore. Quando si vuole stare insieme, i problemi si risolvono sempre, e si cerca di farlo nel minore tempo possibile. Capisco che, quando si è nella coppia, si fa fatica a capire queste cose, ma se poi si deve essere sempre in tensione o sempre col muso solo per cazzate del genere, non si vive più. Certa gente si lamenta sempre e non è mai contenta di quello che ha. Ma concentrarsi su quello che effettivamente si ha no, eh?

Gli esseri umani sono capaci di perdere un sacco di tempo della propria vita, e per le ragioni più disparate. Ne cito solo alcuni:

  • Ad esempio, perché non hanno il coraggio di ammettere che hanno torto, e quindi portano avanti dei litigi per il semplice motivo che sono talmente orgogliosi da non voler abbassarsi a dire “scusa, ho sbagliato”. L’orgoglio, portato a questi livelli, è il peggior difetto che una persona possa avere. Non per niente, l’orgoglio è classificato come il peggiore dei vizi capitali, nonché causa della dannazione di Lucifero e del Doctor Faustus di Marlowe (anche se in modo diverso).
  • Oppure perché non sono capaci di ammettere ad alta voce i propri sentimenti. Certe frasi non devono essere sprecate, ma non devono neanche non essere mai dette. Dire “ti voglio bene” o “ti amo” alla persona che si ha al proprio fianco, per esempio. Sono frasi che non devono essere ripetute così tanto da perdere significato, ma è importante dirle. Non è sempre così implicito, come pensiamo. L’amore, e l’affetto in generale, va espresso, a gesti ma anche a parole. Se si è troppo orgogliosi anche per dire queste cose, c’è qualcosa che non va. In noi, non necessariamente nella coppia.
  • Oppure perché non sanno quello che vogliono. Passano il tempo a scervellarsi per capire cosa davvero vogliono dalla vita, lasciano le persone vicine in “stand-by”, o comunue le mettono da parte, perché sono piene di dubbi… e poi va a finire che passano i giorni, le settimane, i mesi, le comunicazioni si interrompono, le persone si allontanano e i sentimenti finiscono. E tu ti rendi conto che bastava impegnarsi un attimino in più per risolvere prima la situazione. E quando finalmente capiscono quello che vogliono, spesso è troppo tardi.
  • Oppure perché hanno paura. Hanno paura a esporsi, a lasciarsi andare, a rischiare. A ben vedere, quest’ultimo caso comprende tutti i casi precedenti.

Lo so, da single è tutto più facile, basta parlare. “Ti voglio vedere quando sarai in coppia!”, qualcuno potrebbe dirmi. Ditemelo pure. Ho smesso di dipendere dal giudizio altrui per stare bene con me stessa. Può contare, ma fino a un certo punto. Tutti facciamo degli errori, ed è proprio da quelli che si impara. Siamo peccatori, siamo esseri umani. Ma io so che non posso e non voglio commettere gli stessi errori due volte.

“We die only once, and for such a long time„

There are things that should be easy to say
When you know you love someone
While waiting for the moment to come
Another day has gone

The stupid fears I keep inside
That only heaven knows
They scare me every time I have to
Face those simple words

And then goodbyes are round the corner
And then goodbyes don’t last one day
So I’m scared the time is running out
And I see you walk away

There are goodbyes that no one cares about
N’ others so hard to face
So I’m trying to sing this song for you
For the words I need to say…

I learned my lesson once
I thought I learned my lesson twice
And I know how bad it feels inside
When I can’t make up my mind

Senseless words and sleepless nights
And my life’s just falling apart
Oh tell me Lord why’s it take so long
To let my heart speak out

‘Cuz then goodbyes are round the corner
And then goodbyes don’t last one day
So I’m scared the time is running out
And I’ll see you fade away

There are goodbyes that no one cares about
And others so hard to face
So I’m trying to sing this song to you
‘Cause it’s time for me to say
I love you

… R.I.P. Steve Lee …

 

Ormai l’ho capito l’andazzo di questo 2010… dato che è iniziato male, vuole anche finire male. Eh beh, mi pare giusto, mica le cose possono migliorare, non sia mai!
Io ho un solo obiettivo davvero importante, che vorrei provare, non dico a raggiungere, ma almeno a iniziare a intravedere prima della fine dell’anno: costruirmi un futuro eliminando tutto ciò che non vuole far parte della mia vita, nonché tutto ciò che mi fa soffrire. Ci sto provando, mi sto adoperando per conseguire questo obiettivo, ma mi rendo sempre più conto di quanto tempo ci voglia. Non è facile, e come al solito cuore e cervello seguono due direzioni opposte, ma sono certa che prima o poi il primo la penserà come il secondo, data la violenza psicologica che sto esercitando su di lui.

Si sa che un lavoro in un periodo del genere è qualcosa di più unico che raro e io non dovrei avere paura ad accettarne uno. Dovrei accettare e basta, senza star lì a pensarci su due volte. Invece no.
Questo non è un semplice part-time, a cui potrei affiancare delle traduzioni. È un part-time con potenziali straordinari da fare senza lamentarsi, su turni, dalla mattina alle 5 fino alle 23 (se non oltre). Passiamo oltre il non riuscire a conciliare il mio corso di teatro (a cui, forse, potrei trovare una soluzione, se lo spaccio come un altro lavoro), e passiamo oltre i tre concerti a cui volevo andare e che potrebbero saltare (sigh… :( ). Qui si tratta di non riuscire a fare nulla con questo lavoro che, diciamoci la verità, non paga nemmeno un granché come part-time a 25 ore settimanali. Con gli straordinari sì, la paga cresce, ma senza quelli è uno stipendio “normale” (se si può usare questo termine).
Ora… io lo so che un pochino mi sto aggrappando a delle scuse. Perché ho paura di scegliere. Paura di prendere la decisione sbagliata, paura di star male e paura di non farcela. Vorrei che qualcuno decidesse per me, ma è la mia vita e devo farlo io. Purtroppo, o per fortuna.

Mi dico che alla fine si tratta di un contratto di soli quattro mesi, che potrei anche farlo. Che è un modo per mettere via qualche soldo, nonché per conoscere comunque gente nuova (che ci sta sempre bene). E so bene che il lavoro va messo al primo posto rispetto al resto, perlomeno in un momento critico come questo: prima dei concerti, prima del corso di teatro, prima della vita sociale (quella si crea comunque, credo).

La mia idea provvisoria è quella di accettare il lavoro, ma andarmene non appena ne trovo un altro che mi piace di più.
Seguiranno aggiornamenti.

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