Archive for March, 2009

Comin’ home

Posted in London on 18 March 2009 by Psyche

Domani si torna a casa. Torno in Italia dopo quasi due mesi a Londra. A tratti mi sembra di essere appena arrivata, a tratti mi sembra di vivere qui da sempre. Sarà interessante notare come mi sentirò nella mia “vecchia” casa, con altra gente che mi gira attorno rispetto a quella che ormai mi ero abituata a vedere qui.

Sono curiosa, ma anche emozionata. Non credo sarà un grande shock, ma non sarà come prima, di questo sono sicura.

Trips

Posted in London, Travelling with tags , , , , , , , , on 18 March 2009 by Psyche

Non ho ancora parlato delle gite che ho fatto fino ad ora. Da quando sono arrivata a Londra fino ad ora non ho visitato moltissimo, ma meglio di niente.

The British Museum

Domenica 1° marzo sono andata al British Museum (http://www.britishmuseum.org/), che si trova in Great Russell Street, a metà strada tra le metro di Russel Square, Tottenham Court Road e Holborn. È enorme, e ovviamente, non essendo riuscita a finirlo tutto in un pomeriggio, ci sono tornata il giorno dopo, tanto più che la domenica mi ero dimenticata la macchina fotografica… -.-’
L’entrata al museo è gratuita, e ci sono anche delle visite guidate gratuite di circa 40 minuti che ti mostrano una sezione particolare del museo e che hanno luogo ogni giorno a orari definiti. Io ho seguito il tour delle 11.30, chiamato Ancient Greece eyeOpener tour, che ci ha mostrato, come dice il nome, le gallerie relative all’antica Grecia, tra cui il Mausoleo di Alicarnasso, antichi vasi e il monumento delle Nereidi. Di importante nella parte greca ci sono i resti del Partenone, che però non era incluso nel tour. Il secondo tour che ho fatto si chiamava Ancient Rome eyeOpener tour, e con la guida abbiamo ripercorso quasi tutta la storia dell’Impero Romano, dalla nascita fino quasi alla sua morte.
La prima opera che si incontra, invece, nel museo è la Stele di Rosetta, che riporta un decreto del 196 a.C. stabilito vicino a Rashid (Rosetta, appunto) in tre lingue diverse: la parte superiore è scritta in geroglifici, solitamente usati sui monumenti, la parte centrale è in demotico, la lingua dei letterati egizi, e la parte inferiore in greco, usato dal governo. Per il resto, nel museo c’è arte messicana, del Nord America (ai tempi dei pellerossa), cinese, giapponese, del Medio Oriente, oltre che, ovviamente, arte egizia.

Lunedì 2 marzo, dopo il British, sono andata al Charles Dickens Museum (http://www.dickensmuseum.com/), che si trovava non lontano da lì. Si tratta di una normale casa mimetizzata tra le altre, su tre piani, che raccoglie scritti, foto e furniture usata dallo scrittore inglese durante la sua vita. Ci sono andata più che altro per curiosità: lo avevo studiato al liceo in letteratura inglese, e dato che ero a Londra, perché no?

Domenica 8 marzo, invece, ho fatto l’errore di andare al museo delle cere Madame Tussauds (http://www.madametussauds.com/). L’errore non sta nell’esserci andata, quanto nell’esserci andata di domenica. Il museo era talmente strabordante di gente che alla fine della visita ero diventata misantropa… Ogni persona possedeva una macchina fotografica, e, ovviamente, si doveva far fotografare abbracciata al tale attore, o mentre tocca il culo alla cantante/attrice/modella/non si sa quale sia il suo lavoro, mentre io dietro sclero perché non riesco a fotografare la statua senza una persona di fianco. Le mie fotografie, di conseguenza, non sono venute un granché, proprio perché bisognava “cogliere l’attimo”, e alla fine la foto come viene viene, e te la tieni, a meno che tu non voglia passare tutta la vita lì dentro. Anche questo museo è diviso in sezioni (i cui nomi sono un po’ veri e un po’ inventati da me per categorizzare), per cui c’è prima la parte Fashion (e.g. David e Victoria Beckam e Kate Moss), Hollywood (tra cui Johnny Depp e Julia Roberts), Sport Stars (e.g. Lance Armstrong, Pelé), Royalty (da Elizabeth I a tutta la famiglia reale odierna), Music (Freddy Mercury, Beatles e varie pop stars inutili), World Leaders (oltre ai vari presidenti di Stato, anche altri personaggi politi, vecchi e nuovi, come Hitler o Fidel Castro). Tra gli altri personaggi c’erano artisti, pittori, uomini di scienza e uomini religiosi, nonché statue di gente sparse a caso nel museo, come Marilyn Monroe, la principessa Diana e Andy Wharol. Si può dire che molte statue sono fatte davvero bene, come quella di Fidel Castro, ma altre sono inguardabili, come la statua di Michael Jackson o quella di Pavarotti.
Il museo si trova vicino alla stazione di Baker Street, e, contrariamente alla maggior parte dei musei (che sarebbero, tra l’altro, un po’ più di “alta cultura”), il Madame Tussauds non è gratuito, anzi! Il biglietto d’ingresso costa £25 per gli adulti e £21 per i bambini (sai che sconto…). Va beh, non importa, in questo museo ci si va una volta sola nella vita.

Dopo il Madame Tussauds, essendo alla stazione di Baker Street, che prende il nome dalla via, dove posso essere andata? Ma al Sherlock Holmes Museum, ovviamente (http://www.sherlock-holmes.co.uk/)! Al numero 221b di Baker Street. Mi sono anche fatta una foto con Watson! :) Il tizio che era vestito da Watson era simpatico, perché a ogni turista che entrava chiedeva da dove veniva e lo salutava nella sua lingua madre! L’italiano, poi, evidentemente, lo sapeva abbastanza, perché si è messo a parlarmi in italiano! Mi sapeva tanto di nonno! Il museo era pieno di disegni, utensili e oggetti che – teoricamente – dovrebbero appartenere a Sherlock Holmes e a Watson. Poi c’erano varie edizioni di libri, pagine scritte, e, al terzo piano, statue di cera di alcuni personaggi che rappresentavano delle opere di Sir Arthur Conan Doyle! I gialli di Sherlock Holmes, ovviamente, anche perché non so se abbia scritto altri libri…

Watson & me

Mercoledì 11 marzo, infine, sono andata a Greenwich (http://www.nmm.ac.uk/), facendo un viaggio di più di un’ora: da casa mia ho preso l’autobus e sono arrivata alla metro di Finsbury Park, da lì ho preso la Victoria line e sono scesa a Green Park, dove ho cambiato e ho preso la Jubilee line che mi ha portato fino a Canary Wharf, dove ho preso la DLR  (Docklands Light Railway) che mi ha portato a Greenwich. (Poco male se ci ho messo tanto, sono andata un bel po’ avanti col nuovo libro che ho comprato, The Dirt, ovvero l’autobiografia dei Mötley Crüe! :) ). Ho attraversato il bel Greenwich park e sono arrivata al Royal Observatory, imbattendomi in un gruppo di studenti siciliani in gita. Maledetti italiani, sono dappertutto… ;) Al di là di questo, che emozione vedere il primo meridiano e mettercisi a cavallo… Mi mettevo da un lato, e mi trovavo a “Est del mondo” , mi mettevo dall’altra ed ero a “Ovest del mondo”, mi sentivo una bambina, ma era così eccitante pensarlo mentre lo facevo! Il primo meridiano 0° 0′ 0″!! Poi ho visitato la Flamsteed House, dove si trovano la Octagon Room, progettata da Christophen Wren per osservare il cielo e gli avvenimenti celesti (si dirà così in italiano?), la Camera Obscura, che usa una lente e degli specchi che ruotano per proiettare il panorama di Greenwich in tempo reale dentro una camera oscura, gli Apartments of the Astronomer Royal e le Time Galleries. Inoltre, sull’osservatorio c’è la Time Ball, una palla rossa su un’asta che, poco prima delle 13, ogni giorno, si alza per poi ricadere alle 13 in punto, per segnare l’ora alle imbarcazioni che navigano il Tamigi. Un rituale che si ripete dal 1833. All’interno del Great Equatorial Building, poi, ho visto il 28-inch Telescope and Onion Dome, un telescopio che ha più di un secolo e che è il grande del Regno Unito. Successivamente sono andata all’Astronomy Centre: lì si possono visitare le Weller Astronomy Galleries, ovvero delle galleria interattive che ti permettono di fare diversi esperimenti per capire un po’ di più l’universo e i suoi misteri. Dopo pranzo, invece, sono andata al Peter Harrison Planetarium, dove ho visto uno show intitolato Invaders of Mars, che mostrava tutte le scoperte fatte sul pianeta Marte fino ad oggi. È stato interessante, nonostante mi fosse venuto il mal di mare dopo un quarto d’ora che vedevo pianeti che giravano, superfici che scorrevano, ecc… Dopo aver finito con il Royal Observatory (tutti gli edifici descritti fino ad ora facevano parte di un unico complesso), sono andata alla Queen’s House, costruita da Inigo Jones nel 1616 su ordine della moglie di James I, Anne of Denmark. Le uniche cose degne di essere riportate sono le Tulip Stairs e il pavimento in marmo della Great Hall (purtroppo all’interno non si potevano fare foto, ma le trovate sul sito). Infine sono andata al National Maritime Museum, con il solo scopo di vedere l’uniforme indossata dal vice ammiraglio Nelson quando fu sconfitto a Trafalgar, che riporta ancora il buco fatto con la pallottola che lo colpì. Per il resto il museo risulta interessante solo per coloro che amano le navi e la marina in generale.

Prime Meridian

Ecco, questi sono i giri che ho fatto fino ad oggi. Non è tantissimo, ma me li sono proprio goduti, e poi non li ho visti con l’ansia che potrebbe avere il turista, che deve assolutamente vedere tutto in tempo perché poi non ci tornerà mai più. Io so che comunque in questi posti ci potrò ancora tornare, se vorrò.

Acting

Posted in London with tags , , , , on 6 March 2009 by Psyche

Mi sono iscritta a un corso di teatro. Qui, a Londra. Lo so, sarà un suicidio, ma non ho nulla da perdere (oltre a £120…). Volevo trovare un corso da seguire, per fare nuovi amici, ma anche semplicemente per fare qualcosa. Tra tutti i vari corsi che ho trovato, alla fin fine andavo sempre a finire sul teatro, che è l’unica cosa che mi appassiona veramente. Avevo trovato un corso in un’accademia delle arti, che però costava £250, ma che avrei comunque fatto se non avessi trovato quest’altro. La scuola (che tiene vari e molteplici corsi oltre a quelli di teatro) si chiama City Lit (per chi volesse darci un’occhiata: http://www.citylit.ac.uk/) e si trova tra Holborn e Covent Garden. Non è vicinissima a casa mia (saranno max 30 minuti), dovrò prendere l’autobus per arrivare fino alla metro di Finsbury Park e poi la metropolitana fino a Holborn; da lì si tratta di pochi minuti a piedi. C’erano tre corsi serali per adulti, e due di questi erano già tutti pieni, mentre l’ultimo aveva solo un posto disponibile. Si trattava di scegliere in fretta, il giorno stesso. Pensarci con calma rischiando di perdere il posto o lasciarsi guidare dall’istinto e iscriversi subito? Ho lasciato passare qualche ora, ero confusa, incerta, ho chiesto consiglio a Fabio e a Sara, poi ho deciso di iscrivermi da internet. Mi sono registrata, ho messo tutti i miei dati e mentre stavo per effttuare il pagamento, il mio Mac si è spento. Così, dal nulla. Non era nemmeno attaccato alla corrente. Solitamente quando la batteria si sta per scaricare, mi appare una finestra che mi dice di metterlo sotto carica altrimenti dopo poco sarebbe andato in stop. Un segno del destino? Riavvio, torno sul corso e cosa ci trovo scritto? “This date is full”. Non era possibile che qualcuno si fosse iscritto mentre riavviavo il computer! Ecco, la solita sfiga! Non potevo darmi per vinta, così il giorno dopo ho telefonato al centro, ho spiegato la situazione, e mi hanno detto che ero io quella iscritta (e motivo per cui il corso era “full”), ma il pagamento non era andato a buon fine. Così, ho ridato i dati della carta e ho pagato. Eo ufficialmente iscritta! :)

Il corso inizierà il 24 aprile e durerà all’incirca due mesi, per un totale di 10 lezioni, una volta alla settimana, per la precisione il venerdì sera dalle 18.35 alle 21.20. È un introductory drama course, perché nonostante abbia già fatto due anni di teatro in Italia, non me la sentivo di fare un corso più avanzato in inglese, oltre al fatto che con tutta probabilità non avrei potuto iscrivermi, non avendo certificati e robe varie. Dopo questo corso, chiamato introduction to acting, chi vuole può iscriversi al corso avanzato, che però comincia a settembre e dura fino ai primi giorni di dicembre.

Il corso sembra interessante, ci si concentrerà su vari aspetti, a partire da respirazione, movimento, voce, improvvisazione. Ci saranno lavori individuali, di gruppo, di coppia, un po’ come ho fatto il primo anno con Mario. Per avere un’idea di come si articolerà il corso, potete leggere la descrizione del corso qui. Sono molto eccitata all’idea di fare questo corso, anche se al contempo sono spaventata all’idea che potrò non capire la metà delle cose che l’insegnate dirà, che non sarò molto in grado di improvvisare in inglese (figuriamoci, già è difficile in italiano…), che le altre persone del gruppo potrebbero ridere di me e cose del genere. Nonostante questo, non vedo l’ora di cominciare. Sarà una bella sfida, e anche se non la vincerò, sarà stata un’esperienza da ricordare, e che mi avrà insegnato qualcosa. Mi avrà insegnato a riconoscere i miei limiti, e che non sempre si può fare quello che si vuole fare, oppure mi avrà insegnato che se una cosa ti piace la devi fare, punto. Al di là delle difficoltà che ti ostacoleranno il cammino, al di là delle paura che tenderanno a immobilizzarti, al di là dello sconforto che ti sussurrerà all’orecchio di mollare, perché non sei all’altezza, perché non sei bravo o perché è più facile arrendersi piuttosto che faticare per raggiungere i propri obiettivi.

Sicuramente avrò imparato che la vita è tutta una continua sfida, e che si tratta semplicemente di avere il coraggio di accoglierla al momento giusto. Anche dopo che il vostro Mac gives up!