Archive for February, 2009

Mesiversario!

Posted in London with tags , , , , , on 24 February 2009 by Psyche

Un paio di persone mi hanno ricordato che oggi è esattamente un mese che sono a Londra. Ovvero, è un mese che ho lasciato il paese dove sono sempre vissuta e che non ho mai lasciato per più di due settimane. Non è facile parlare delle sensazioni che provo da quando, il 24 gennaio, sono atterrata all’aeroporto di Gatwick e sono poi arrivata, nel giro di 40 minuti, alla stazione di Victoria. I primi giorni non sono stati affatto facili, tanto che avrei voluto tornare subito indietro. Paura, solitudine, ansia. “Non sono il tipo da fare certe cose, è meglio che torni indietro”. Non avevo una casa, non avevo un lavoro, non avevo amici. Non che ora tutte e tre le questioni si siano sistemate, anzi, ad essere sinceri l’unica cosa che si è più o meno sistemata è la casa. Non posso lamentarmi per questo: ho un “2 bedroom flat”, con lounge, cucina e bagno, e non è affatto “usual” qui a Londra! I londinesi non sono abituati ad avere una lounge, e se si condivide una casa, ognuno mangia in camera sua, o in piedi in cucina. Io e Sara abbiamo “italianizzato” la cucina: cuciniamo la pasta, facciamo piatti italiani, io bevo il caffè con la moka. E, per quanto possiamo, cuciniamo e mangiamo insieme.
Dopo quasi un mese che siamo in questa casa, abbiamo sistemato parecchie cose, e mi sento orgogliosa di ciò. Niente mi è caduto dal cielo. Mi sono sbattuta, ho fatto telefonate, sono andata in giro, ho cercato su internet. E i risultati si vedono! Ora abbiamo i letti, abbiamo internet, abbiamo un’aspirapolvere, abbiamo delle stoviglie e ci arrivano le bollette a casa. Inotre io mi sono registrata dal mio GP (ovvero il mio medico di base), mi sono iscritta in biblioteca, ho aperto un conto in banca (anche se devono ancora arrivarmi tutti i docs), e non appena mi arrivano tutti i documenti mi andrò a iscrivere in palestra.

Le emozioni che mi attraversano sono varie e non vanno sempre in un’unica direzione. Momenti di sconforto si alternano a momenti di grande eccitazione. La solitudine è bilanciata dal “being proud of myself”. A volte mi sembra ieri che ho salutato Fabio all’aeroporto di Linate, mentre a volte sembra passata un’eternità. Londra è una città che affascina. Ti attira e ti allontana allo stesso tempo. La ami e la odi. E nonostante tutto ti piace viverci. Ci sono sicuramente lati negativi di Londra, ma tutto sommato mi trovo bene e mi sto abituando a viverci. Ero a letto qualche sera fa e ho provato una strana sensazione: ho sentito che era normale che io mi trovassi lì. Era normale che andassi a letto, in quella stanza, in quella casa, in quella città. Non mi sentivo “estranea”, come a dire “Sì, sto qua, ma casa mia rimane sempre a Milano”. Non era così, era piuttosto “vado a letto nella MIA stanza, nella MIA casa”. Non dico “nella MIA città”, ma devo dire che mi sto piano piano abituando alla città e mi sento sempre  meno estranea, e sempre più parte. Sarà che la casa ce la siamo “costruita” io e Sara, abbiamo faticato per avere quello che abbiamo, e alla fine la sentiamo davvero “nostra”.

E ora mettiamo la bilancia. Nonostante siano solo due, i lati pratici negativi sono un po’ più importanti di quelli positivi:
- non ho ancora un lavoro, e spendo solo soldi (cosa che, ovviamente, mi fa solo sentire in colpa);
- non ho amici. Questo forse è il lato peggiore, perché non sono abituata a non avere nessuno con cui uscire il weekend, o con cui passare il sabato o la domenica pomeriggio. Per questo voglio trovarmi un corso da fare e/o iscrivermi in palestra.

Entrambi i motivi concorrono a far sì che io parli anche meno in inglese, e quindi mi esercito meno di quanto potrei invece fare.

Da un punto di vista emotivo, i lati negativi bilanciano più o meno i lati positivi. Mi piace vivere da sola, mi piace muovermi da sola attraverso una città che conosco appena, mi sento indipendente e sento che riesco a portare avanti una casa, e una vita. Mi sento orgogliosa di me ogni volta che lavo i piatti, lavo la cucina, passo l’aspirapolvere o metto la lavatrice! ;)  Per questo la mia autostima è decisamente cresciuta rispetto a quando sono partita, anche se ha la tendenza a diminuire ogni volta che penso che non ho un lavoro, ogni volta che un colloquio va male, ogni volta che qualcuno rifiuta il mio CV, ma anche quando il venerdì e il sabato sera mi ritrovo a casa da sola.

Dovendo dire qualcosa su questo primo mese, posso dire che sto bene qui e che non mi pento affatto di essere partita. Sono contenta delle emozioni che questo soggiorno mi regala, e sono contenta dei piccoli cambiamenti che avvengono giorno dopo giorno dentro di me, facendo aprire la mia mente a nuove realtà.

Solitudine

Posted in London with tags , , , , on 15 February 2009 by Psyche

A stare a Londra impari a convivere con la solitudine. Non ti ci abitui, non ti ci abituerai mai, almeno se sei una persona come me, ma impari ad accettarla. Sai che ci sarà sempre, a volte meno, a volte di più, ma sarà sempre lì vicino. Non credo che se ne andrà mai completamente, anche se sono solo tre settimane che sono qua (e mi sembra un’eternità) e forse dovrei aspettare che le cose cambino un pochino. Certamente non me starò con le mani in mano ad aspettare che la gente venga da me, diventi mia amica e mi chieda di stare con me. Devo rimboccarmi le maniche, cosa che non ho fatto molto fino ad ora. L’unica cosa che ho fatto è stato iscrivermi in biblioteca per andare lì con il mio computer e usare internet, per prendere in prestito libri e/o dvd (questi ultimi, per la cronaca, qui si pagano £1 l’uno per una settimana). Ho preso in prestito molti dvd per sopperire alla mancanza di amici e di compagnia a pranzo e cena, che ho guardato rigorosamente in inglese con i sottotitoli. Ecco i film che ho visto:

-Hostage. Niente male.
- Perfect Stranger. Thriller psicologico. Pesante, ma non male.
- Hitch. Molto carino.
- The Pink Panther. Esilarante, troppo carino. Da guardare solo in inglese per non perdere la comica parlata inglese con accento francese.
- Click. Sembra una cazzata, in realtà è più profondo di quel che sembra.
- Spanglish. Niente di che.
- More Than Fiction. Tenero, e l’idea è originale.
- The Pursuit Of Happyness. Bellissimo e toccante, Will Smith è bravissimo, la sua migliore interpretazione.
- The Weather Man. Fa cagare.
- The Big Lebowski. Divertente, mi è piaciuto un sacco.

Beh, insomma, dalla quantità di film visti si direbbe che non faccio un c**** dalla mattina alla sera. Il che è in parte vero. Se sono da sola, guardo un film a pasto, e dato che lo sono per la stragrande maggioranza delle volte, capirete che il numero di film aumenta. Mi consola il fatto che, guardandoli in lingua originale, almeno intanto mi “faccio l’orecchio”, sento parlare inglese e, ogni tanto, imparo espressioni nuove. Sicuramente preferirei avere una compagnia vera, ma non è così semplice, e non è sempre possibile.
Bisogna rimboccarsi le maniche. Ho sentito la ragazza che era venuta su con me il 24 gennaio ed era tornata a Milano il giorno dopo. È tornata a Londra domenica scorsa, fa la ragazza alla pari in una famiglia con due bambini. La vedo domani pomeriggio. 
Ho deciso di iscrivermi in palestra. Qui mi pare che costino meno (!), e si può pagare a lezione, senza necessariamente iscrivermi per un mese intero. Mi devo ancora informare bene, ma ci sono anche strutture comunali, dove si paga davvero poco. 

Iscrivermi in palestra non era esattamente nei miei programmi, dato che si tratterebbe di una spesa in più, e io non ho alcun tipo di entrata al momento. Ma voglio uscire. Voglio vedere gente nuova, e possibilmente conoscere gente nuova. Sara è spesso con Mike nel weekend o certe sere, e a me non va sempre di stare con loro, mi sento di fare da terzo incomodo, e poi non vengo così tanto messa nei discorsi.

Stare qui a Londra senza un lavoro ti fa sentire inutile. Vedi il mondo che gira, la gente che produce, cammina, corre, mentre tu stai fermo. Senti che stai perdendo tempo, che stai spendendo soldi su soldi senza guadagnare niente. Sento che la mia autostima inizia a crescere, ma al contempo cresce anche il senso di colpa.

Oggi pomeriggio, o meglio, ieri pomeriggio, l’ho sentita forte la solitudine. Sono uscita, ma la biblioteca, dove dovevo andare, aveva appena chiuso, quindi a me mancava solo la spesa, e non sapevo cos’altro fare. Camminavo senza meta per Crouch End, guardando negozi, cercando di non lasciarmi intristire. Ero triste, ero da sola. Nessuno mi voleva. Solo un pensiero mi confortava. Il pensiero che sul tavolo di casa c’era un vaso di gigli fucsia e viola, recapitati oggi al mio indirizzo da parte di una persona che ha voluto festeggiare San Valentino con me, nonostante la distanza, regalandomi un sorriso. 
E alla fine mi sono resa conto che non sarò mai completamente da sola.

Update

Posted in London with tags , , , , , , on 14 February 2009 by Psyche

È tanto che non scrivo più sul blog, e non perché non ci siano novità, ma per due motivi: 1) perché uso il tempo facendo altro, come cercare lavoro, andare in giro per negozi a dare CV, fare la spesa, cercare le cose per la casa; 2) perché non abbiamo ancora internet a casa (oltre al wireless non protetto che si prende solo in camera di Sara), anche se dovremmo averlo presto. Ma andiamo per ordine.

Sabato scorso abbiamo finalmente comprato i letti. Non all’Ikea, dovrei avrei speso troppo per un letto, ma da un rivenditore pakistano dove la roba costava meno, perché non aveva un negozio figo come l’Ikea, ma un magazzino. Io ho comprato solo il materasso ortopedico per £90, e l’ho messo su delle assi di legno a 10 cm da terra che aveva Sara, dove in teoria ci andrebbe il futon (il materasso sottile giapponese) ma il materasso che ho preso io è abbastanza alto e ci sta bene, anzi, si sta molto comodi. Con l’incidente che ho fatto prima di Natale non ce la facevo più a dormire sul futon per terra, stava iniziando a venirmi mal di schiena, e, contando che prima di partire avevo fatto sei sedute di fisioterapia per ristabilirmi, non era molto conveniente, né per la mia schiena né per le mie finanze!

Altra novità: abbiamo comprato un’aspirapolvere! Lo so, in generale questa non sarebbe una cosa di cui gioire a dismisura, ma io sono davvero contenta! Sia perché i soldi che abbiamo speso ci verranno restituiti dal proprietario, sia perché vivere in una casa con la moquette senza poterla pulire è assolutamente impossibile. Il giorno dopo l’acquisto l’ho subito aperta e passata in tutta la casa, tranne nella stanza di Sara, che è ancora un po’ sottosopra. Ero contentissima! :)

Per quanto riguarda internet, facciamo la connessione a internet con Virgin. Dovrebbero portarci mercoledì le cose per l’installazione, giovedì il modem, poi quando noi abbiamo montato tutto (mi pare che Sara sappia come si faccia), li chiamiamo e ci attivano la linea. Finalmente!

Strano a dirsi, ma ho anche novità lavorative! Lunedì scorso mi hanno chiamato da un bar gestito da italiani (che avevo chiamato io il sabato prima per chiedere se cercavano ancora qualcuno) per dirmi di andare lì il mercoledì sia a fare il colloquio che a fare una prova. Perfetto, dico io!
Mercoledì, ore 6. Suona la sveglia. Mi alzo, mi preparo, esco di casa e, come sempre, corro per prendere l’autobus, che ovviamente sta arrivando alla fermata proprio nel momento in cui io sto chiudendo la porta di casa! Arrivo a Finsbury Park e prendo la metro, cambio linea ed esco alla fermata di Westminster. Esco dalla metropolitana e mi trovo davanti il Big Ben. Enorme e imponente. Il mio primo pensiero è: “Cazzo, è bellissimo!”. Fa un certo effetto vederselo di fronte a pochi metri di distanza, tanto che non riuscivo a smettere di guardarlo, oltretutto a bocca aperta… Dopo qualche minuto mi riprendo e trovo la strada per arrivare al bar. Faccio colazione (da un’altra parte) e poco prima delle 8 entro nel bar. Mi fanno aspettare un attimo, uno dei proprietari (o così suppongo) inizia a parlare con un’altra ragazza, che probabilmente era lì per la prova come me, poi viene da me, mi chiede un po’ di cose, dove ho lavorato, cosa facevo, com’è il mio inglese, ecc… Mi dice che l’altro proprietario è malato, e poi mi chiede se ho una maglietta nera, un pantalone nero, qualcosa, e io – ovviamente – gli dico che nessuno mi aveva detto come vestirmi, quindi quel giorno avevo i jeans scuri e una maglietta bianca – non posso farla comunque la prova? “Eh, no, facciamo che torni domani sempre alle 8 con l’abbigliamento adatto e facciamo la prova, ok?”. Eh, per forza! Insomma, mi sono alzata alle 6 per fare 5 minuti di conversazione! Esco arrabbiatissima. Ma le cose quel giorno dovevano proprio andarmi storte. Vado un po’ in giro a dare CV, ma nessuno cerca, nessuno vuole il mio CV, così decido di tornare verso casa e fermarmi a fare un po’ di spesa. Arrivo alla cassa e la mia carta bancomat non va, nonostante la cassiera ci provi più e più volte (mi inizio a preoccupare, dato che già prima, da H&M, non era andato), così le dico che sarei andata fuori a prelevare. Ci provo, ma la carta non entra. Vado in posta e non va. Provo ad un altro bancomat e non va. “Cazzo!”. Sono costretta a lasciare giù la spesa. Mi fiondo in una cabina telefonica per telefonare ai miei e dirgli che evidentemente mi si era smagnetizzata la carta (avevo una tessera telefonica internazionale), ma la voce mi dice che la tessera è scaduta! Come “scaduta”?? Non è passato un mese dalla prima telefonata e avevo ancora un sacco di minuti! “Fuck!”. Torno a casa incazzata nera e controllo di non aver superato il limite mensile di prelievi e pagamenti, ma così non è. Mi faccio chiamare immediatamente dai miei, spiego loro la situazione, e dopo poco mio fratello è già in banca e mi fa parlare con la bancaria. Insomma, la carta è smagnetizzata. Ho dovuto mandare un fax alla banca (£2!) e dirgli di rifarmi la carta e spedirla qui a Londra! Ci sarebbe voluto un po’, e io intanto ero completamente senza soldi! I miei il giorno dopo hanno dovuto farmi un vaglia. Che situazione, mi sono sentita veramente male.

La prova al bar, comunque, è andata così così, a me sembra sia andata abbastanza male, un po’ perché ero lenta, mi hanno ripreso un po’ di volte (anche per come imburravo il pane, ma si può? “Più veloce, non si imburra così!”), un po’ in ogni caso non piaceva a me, mi sentivo a disagio, e non mi pareva fosse solo un disagio da “primo giorno”. Mi avrebbero fatto sapere. Anche se ho passato la prova non so se accetterò.

In ogni caso lunedì inizio a lavorare in un charity shop vicino casa. Qui a Londra ce n’è di charity shops, sono negozi che raccolgono roba usata che la gente regala perché non usa più, e la rivende a pochissimo prezzo, e l’incasso viene usato per beneficenza o per la ricerca su malattie gravi. Chi ci lavora sono volontari, infatti io non sarò pagata, ma almeno inizio a parlare inglese seriamente, avrò contatti con la gente, mi terrò impegnata, e poi è tutta esperienza! Giovedì invece faccio una prova in un altro charity shop sempre vicino casa. Diciamo che se riesco a lavorare in due charity shops per il momento è perfetto, perché farei esperienza in due ambienti un po’ diversi (sono in due zone diverse di Finsbury Park), e poi due è meglio di uno! Il primo potrebbe essere full-time (per tre giorni a settimana), il secondo forse part-time, comunque devo vedere come va, se io gli vado bene e quali sono le necessità. Non vedo l’ora di cominciare e spero vada tutto bene! :)

Casina nuova!

Posted in London with tags , , , on 3 February 2009 by Psyche

Finalmente abbiamo traslocato. Domenica, dopo un lungo pomeriggio di viaggi avanti e indietro tra la vecchia casa di Sara e la nuova casa, ci siamo finalmente sistemate nella nuova dimora. Certo, riuscire ad avere le chiavi è stata un’impresa.
Avevamo appuntamento domenica mattina alle 10 con uno di quelli dell’agenzia per pagare l’ultima parte dell’affitto anticipato e avere le chiavi. Alle 10 in punto io e Sara eravamo sedute davanti all’agenzia, ma il tizio non c’era. 10.05… 10.10… 10.15… Alle 10.20 del tizio neanche l’ombra, e noi eravamo sedute davanti all’agenzia a prendere freddo (c’era un vento fortissimo e gelido), ma sfortunatamente non avevamo il suo numero di cellulare dietro, così decidiamo di andare in biblioteca a usare internet e trovare la mail dove il tizio ci diceva il suo numero di cellulare. La biblioteca, ovviamente, era chiusa, così decidiamo di tornare a casa e guardare da lì, se non fosse che Sara a un certo punto si accorge di non avere più il suo portadocumenti con dentro la tessera dei mezzi, quella dell’università e il bancomat! Proviamo a dividerci per cercarlo, ma non lo troviamo. Sconsolate – ci mancava giusto questa! – facciamo per tornare a casa, quando Sara viene contattata dalla banca, che le dice che una persona, di cui ci dà nome e cellulare, ha trovato il suo portadocumenti! Allora c’è ancora gente onesta a questo mondo! Lo chiamiamo subito e ci diamo appuntamento dopo 20 minuti. Nel frattempo, decidiamo di andare da Starbucks e chiedere a qualcuno che ci presti il suo portatile per 5 minuti per controllare la mail. Mentre ci troviamo lì, Sara si accorge di avere scritto sulla sua agenda il numero di cellulare del tizio, così lo chiamiamo e lui si inventa una scusa del tipo: “Sono rimasto a piedi con la macchina, non potevo telefonarvi per questo e questo…”, ma ci dice che sarebbe arrivato dopo poco. Finalmente, all’alba delle 11.30-12, abbiamo sia il portadocumenti di Sara che il contratto con le chiavi!
Così, durante tutto il pomeriggio di domenica, in 5 abbiamo trasportato valigie e scatole varie nella casa nuova (io, Sara, Mike e una coppia di amici di Sara, nonché possessori di una macchina con cui portare tutta la roba!), e abbiamo finito verso le 7-7.30.

Ora siamo ancora un po’ incasinate, anzi più Sara, dato che io avevo solo 2 valigie, e non abbiamo ancora i letti (dormiamo su dei futon per terra), né internet, ma ci piace la casa nuova! :)
Giovedì dovremmo andare all’Ikea a vedere se troviamo un paio di letti economici, un altro giorno andremo a comprare un’aspirapolvere (che, però, ci viene rimborsata dal proprietario) e un altro ci metteremo internet. Sara ha un paio di modem wireless, ma dobbiamo vedere cosa fare per evitare di pagare inutili bollette del telefono che non avremo, e che, se anche avremo, non utilizzeremo. Qui ci sono un paio di reti wireless non protette (chiaramente lente), ma si prendono solo nella stanza che abbiamo soprannominato Polo Nord, ovvero la stanza che, teoricamente, dovrebbe essere di Sara (teoricamente perché ora sta in sala), ma è impossibile starci per più di 10 minuti. Il problema è che è leggermente ribassata rispetto al resto della casa, non ha stanze attorno a sé, né sopra, è praticamente vuota, quindi fa più fatica a scaldarsi. Si spera che si scaldi un po’ nel giro di qualche giorno.

Intanto io continuo a cercare lavoro e spedire CV, anche se ancora nessuno mi ha ancora contattata, uff… :(