Un paio di persone mi hanno ricordato che oggi è esattamente un mese che sono a Londra. Ovvero, è un mese che ho lasciato il paese dove sono sempre vissuta e che non ho mai lasciato per più di due settimane. Non è facile parlare delle sensazioni che provo da quando, il 24 gennaio, sono atterrata all’aeroporto di Gatwick e sono poi arrivata, nel giro di 40 minuti, alla stazione di Victoria. I primi giorni non sono stati affatto facili, tanto che avrei voluto tornare subito indietro. Paura, solitudine, ansia. “Non sono il tipo da fare certe cose, è meglio che torni indietro”. Non avevo una casa, non avevo un lavoro, non avevo amici. Non che ora tutte e tre le questioni si siano sistemate, anzi, ad essere sinceri l’unica cosa che si è più o meno sistemata è la casa. Non posso lamentarmi per questo: ho un “2 bedroom flat”, con lounge, cucina e bagno, e non è affatto “usual” qui a Londra! I londinesi non sono abituati ad avere una lounge, e se si condivide una casa, ognuno mangia in camera sua, o in piedi in cucina. Io e Sara abbiamo “italianizzato” la cucina: cuciniamo la pasta, facciamo piatti italiani, io bevo il caffè con la moka. E, per quanto possiamo, cuciniamo e mangiamo insieme.
Dopo quasi un mese che siamo in questa casa, abbiamo sistemato parecchie cose, e mi sento orgogliosa di ciò. Niente mi è caduto dal cielo. Mi sono sbattuta, ho fatto telefonate, sono andata in giro, ho cercato su internet. E i risultati si vedono! Ora abbiamo i letti, abbiamo internet, abbiamo un’aspirapolvere, abbiamo delle stoviglie e ci arrivano le bollette a casa. Inotre io mi sono registrata dal mio GP (ovvero il mio medico di base), mi sono iscritta in biblioteca, ho aperto un conto in banca (anche se devono ancora arrivarmi tutti i docs), e non appena mi arrivano tutti i documenti mi andrò a iscrivere in palestra.
Le emozioni che mi attraversano sono varie e non vanno sempre in un’unica direzione. Momenti di sconforto si alternano a momenti di grande eccitazione. La solitudine è bilanciata dal “being proud of myself”. A volte mi sembra ieri che ho salutato Fabio all’aeroporto di Linate, mentre a volte sembra passata un’eternità. Londra è una città che affascina. Ti attira e ti allontana allo stesso tempo. La ami e la odi. E nonostante tutto ti piace viverci. Ci sono sicuramente lati negativi di Londra, ma tutto sommato mi trovo bene e mi sto abituando a viverci. Ero a letto qualche sera fa e ho provato una strana sensazione: ho sentito che era normale che io mi trovassi lì. Era normale che andassi a letto, in quella stanza, in quella casa, in quella città. Non mi sentivo “estranea”, come a dire “Sì, sto qua, ma casa mia rimane sempre a Milano”. Non era così, era piuttosto “vado a letto nella MIA stanza, nella MIA casa”. Non dico “nella MIA città”, ma devo dire che mi sto piano piano abituando alla città e mi sento sempre meno estranea, e sempre più parte. Sarà che la casa ce la siamo “costruita” io e Sara, abbiamo faticato per avere quello che abbiamo, e alla fine la sentiamo davvero “nostra”.
E ora mettiamo la bilancia. Nonostante siano solo due, i lati pratici negativi sono un po’ più importanti di quelli positivi:
- non ho ancora un lavoro, e spendo solo soldi (cosa che, ovviamente, mi fa solo sentire in colpa);
- non ho amici. Questo forse è il lato peggiore, perché non sono abituata a non avere nessuno con cui uscire il weekend, o con cui passare il sabato o la domenica pomeriggio. Per questo voglio trovarmi un corso da fare e/o iscrivermi in palestra.
Entrambi i motivi concorrono a far sì che io parli anche meno in inglese, e quindi mi esercito meno di quanto potrei invece fare.
Da un punto di vista emotivo, i lati negativi bilanciano più o meno i lati positivi. Mi piace vivere da sola, mi piace muovermi da sola attraverso una città che conosco appena, mi sento indipendente e sento che riesco a portare avanti una casa, e una vita. Mi sento orgogliosa di me ogni volta che lavo i piatti, lavo la cucina, passo l’aspirapolvere o metto la lavatrice!
Per questo la mia autostima è decisamente cresciuta rispetto a quando sono partita, anche se ha la tendenza a diminuire ogni volta che penso che non ho un lavoro, ogni volta che un colloquio va male, ogni volta che qualcuno rifiuta il mio CV, ma anche quando il venerdì e il sabato sera mi ritrovo a casa da sola.
Dovendo dire qualcosa su questo primo mese, posso dire che sto bene qui e che non mi pento affatto di essere partita. Sono contenta delle emozioni che questo soggiorno mi regala, e sono contenta dei piccoli cambiamenti che avvengono giorno dopo giorno dentro di me, facendo aprire la mia mente a nuove realtà.