Quando Fabio, il 3 novembre, mi aveva inoltrato la mail del ritorno di Sebastian Bach in Italia, dopo che io, proprio uno o due giorni prima gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto tantissimo vedere l’ex cantante degli Skid Row dal vivo, quasi non volevo crederci. Sembrava quasi che l’avessi chiamato. Neanche a dirlo, ho preteso da Fabio – essendo io all’epoca ancora a Londra – che comprasse i biglietti nel più breve tempo possibile, per la paura, che tra l’altro ho per ogni concerto, che andasse sold out. Quando finalmente ho visto il biglietto tra le mani di Fabio (qui il suo report), ero eccitatissima, e, ogni volta che pensavo al giorno in cui l’avrei visto dal vivo, ero pazza di gioia.
Tuttavia, man mano che il giorno si avvicinava, sentivo crescere dentro di me un dubbio. Ok, Sebastian Bach è l’ex cantante degli Skid Row, ma da molti anni ormai ha la sua carriera solista, quindi è molto probabile che al concerto farà pochissime canzoni della sua ex band e quasi tutta roba sua. Anche Fabio era scettico, quindi, nelle due settimane immediatamente precedenti il 18 dicembre, mi ero messa il cuore in pace sul fatto che degli Skid Row avrei udito ben poco.
Arriva il 17 dicembre e le notizie meteorologiche non sono buone: per il giorno successivo era prevista neve, per tutto il giorno. Fabio mi aveva assicurato che sarebbe uscito un’oretta prima dal lavoro, ma che dovevo mettere in conto che se fosse nevicato tanto, non saremmo arrivati in tempo per prendere la prima fila, o peggio, non saremmo arrivati proprio. Il giorno dopo non nevica per tutta la mattina, e io mi sento un tantino sollevata. Ma arrivano le 16 e inizia a fioccare. E attacca per terra, cazzo se attacca! Mi sale l’ansia, già vedo il mio sogno di vedere Sebastian Bach da vicino svanire poco alla volta. Fabio esce poco prima dal lavoro, ma alle 7.30 è già a casa mia, per fortuna! Così, prendiamo la tangenziale e dopo poco l’autostrada A4 Milano-Venezia, che – sorpresa! – è semivuota!
Morale: alle 8 siamo già parcheggiati davanti al Live Club, mentre quest’ultimo non avrebbe aperto i cancelli prima delle 9.30! Beh, poco male, c’è qualche macchina con dentro gente che aspetta (intanto continua a nevicare), quindi pensiamo che possiamo anche aspettare in auto fino a che non avremmo visto altre macchine arrivare. Fabio inizia a mangiare quello che, poco prima, ci eravamo comprati in Autogrill (io avevo mangiato durante il viaggio), ma prima che finisse, vedo gente che inizia ad avvicinarsi a quella che sospettavo fosse l’entrata. Dico a Fabio:
“Beh, intanto che tu finisci vado a vedere se quella è l’entrata giusta e quanta gente c’è”.
Mi vesto, vado all’entrata, dove ci saranno state neanche una decina di persone, e la security apre le porte: “Prego, potete entrare”.
Io penso: “Come?? ‘Prego’?? Oh cazzo, Fabio non è ancora pronto, io non ho il biglietto con me, tutta questa gente si fregherà i posti in prima fila, cazzo cazzo cazzo…”
Prendo una decisione: corro verso la macchina (ben 4-5 metri di corsa), arraffo un biglietto e dico velocemente: “Stanno aprendo, io inizio ad andare, ci vediamo dentro!!” e torno verso l’entrata, preceduta da un gruppo di ragazzi.
“Ecco, ora tutti questi si fregheranno la transenna, uffa!”
Invece, dentro, sti tizi vengono attirati dalla piccola bancarellina che vendeva il merchandise, così io li frego e mi fiondo davanti alla transenna, in posizione centralissima, e – udite udite – non davanti alle casse!! Poco dopo mi raggiunge anche Fabio, che mi smonta subito dicendo:
“Vedi, tu nella fretta di andare, non hai pensato di lasciare il cappotto in macchina, come ho fatto io!”.
Damn it! E va beh, chissene, intanto ho la posizione centrale! Alla nostra destra avevamo la brutta copia di Nikki Sixx, che mi stava, per ovvi motivi, antipatico, mentre alla nostra sinistra c’erano un paio di ragazze. Dopo aver fatto, io una capatina al bagno e Fabio una capatina al bar, rimaniamo inchiodati alla transenna per le 3 ore successive, mentre il video che continuava ad andare a loop sul megaschermo sul palco ci faceva il lavaggio del cervello.
Alle 11, dopo essersi fatto attendere mezz’ora in più rispetto a quanto affermato sul sito, da vera primadonna, Sebastian Bach inizia il concerto. Devo ammetterlo: appena è salito sul palco ho avuto un attimo di batticuore, era bellissimo vederlo lì a poco più di due metri da me. Attacca con Back In The Saddle, cover degli Aerosmith dei 70s, e dopo, nientepopodimeno che Slave To The Grind, eseguita, tra l’altro, molto più veloce dell’originale. Seb armeggia con il microfono e lo fa volare in aria sopra la sua testa come fosse un lazo, mentre pratica headbanging. E ogni volta che l’ha rifatto ero un po’, come dire, in ansia: sia che gli arrivasse in testa sia che gli partisse in mezzo al pubblico (o peggio, davanti ai primi!).
E poi… sti cazzi! Alla faccia dei 40 anni! Ha un fisico da urlo e una presenza scenica formidabile! Per non parlare della voce: fa ancora di quegli acuti da paura, e non si rimane per niente delusi dall’esecuzione delle canzoni. Certamente non ha più la stessa voce di quando aveva 20 anni, ma ho sentito gente dal vivo che era un disastro, e magari non aveva nemmeno 40 anni!
Dopo attacca con Big Guns, prima canzone del primo album omonimo degli Skid Row, Live The Life, inedita e Here I Am, sempre dell’album Skid Row. Durante tutte queste canzoni, e forse anche con quella dopo, Stuck Inside, dall’album di Seb Angel Down del 2007, c’era una tizia fattissima che continuava a strusciarsi a tutti quelli in prima fila e che aveva deciso di starmi appiccicata alla schiena urlando e facendomi un male cane con il suo mega bracciale borchiato. Il punto era che, non solo faceva male a me e non mi faceva seguire il concerto, ma “uccideva” e disturbava tutti quelli che le stavano attorno, davanti dietro destra e sinistra! Di security davanti al palco neanche l’ombra (com’è che quando servono non ci sono mai e quando non li vuoi ti stanno davanti per tutto il concerto rovinando le foto???), poi dopo qualche minuto, per fortuna, arrivano un paio di buttafuori che, richiamati da me e dalla gente attorno, si fermano davanti a me e alla pazzoide e la scrutano dicendo: “Questa è fuori” o “Questa è fatta”, ma mica me la tolgono dai piedi! Poi, forse sentendosi minacciati da me e dalla gente incazzata nera per non riuscire a seguire il concerto, riescono a tirarla su e portarla via. Allucinante, non auguro a nessuno una del genere a un concerto, ti toglie entusiasmo e divertimento ma in compenso ti lascia pieno di lividi!
Successivamente Seb attacca con 18 And Life, che tutti cantano all’unisono, seguita da tre canzoni di Angel Down: American Metalhead, Stabbin’ Daggers e By Your Side, splendida canzone dedicata al padre di Bach, David Bierk, che egli ricorda con emozione mentre ci informa che fu proprio lui, in quanto pittore, a dipingere la copertina di Slave To The Grind, nonché di Angel Down. Una versione un po’ allungata di Monkey Business fa proseguire il concerto, anche grazie alla bravura del chitarrista solista Nick Sterling, diciannovenne con del talento da vendere, e, scopro da Wikipedia, che ha collaborato con parecchie band famose prima di Bach. Segue You Don’t Understand, dopo la quale la band fa la solita uscita di palco con ritorno per fare altre quattro canzoni, ovvero (Love Is) A Bitchslap di Angel Down e Tunnel Vision, inedita, ma le ultime due sono sicuramente più coinvolgenti: la bellissima I Remember You e la scatenatissima Youth Gone Wild, chiamata a gran voce dal pubblico dopo che Seb aveva chiesto con quale canzone dovessero chiudere il concerto e mostrando il suo famoso tatuaggio sul braccio destro con la scritta “Youth Gone Wild” (canzone durante la quale – finalmente! – Seb si slaccia la giacca e scopre un fisico, ripeto, a dir poco spettacolare per un rocker della sua età!).
Che finale, ragazzi, da lasciare tutti senza parole…
Dopo il concerto, al Live parte la musica in filodiffusione ma le luci non si accendono perché c’è dj set, ma io non mi schiodo dalla transenna fino a che, 10 minuti dopo, urlo a un tizio che stava rimettendo a posto l’attrezzatura di passarmi la scaletta che avevo visto essere proprio dove stava lui. La strappa (una cosa gli avevo chiesto, mica cento…), ma pazienza, l’importante è che sia nelle mie mani!

Sono in estasi, è stato un concerto bellissimo, adrenalinico ed emozionante, Sebastian ha soddisfatto sia gli amanti degli Skid Row sia i suoi fan che lo apprezzano anche da solista, e ha divertito il pubblico parlando, facendo battute e cercando di dire anche qualche frase in italiano. Spero che ritornerà in Italia prima o poi, avrei voglia di vederlo un’altra volta sul palco! E magari aspettarlo fuori per fare una fotina insieme!
Posto un paio di video fatti da me al concerto: Monkey Business e Youth Gone Wild. La qualità non è bellissima, e il secondo è un po’ “mosso”, ma si tratta sempre di Youth Gone Wild, non si poteva stare fermi!! Anyway, se cercate su YouTube troverete anche la mia terza ripresa della serata, ovvero I Remember You! Rock on!!







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