Gods Of Metal 2009

Posted in Events, Music on 30 June 2009 by Psyche

Motley CrueFinalmente ho visto i Mötley Crüe!!!! Li adoro, sono ancora in adorazione per il concerto di sabato sera! Certo, è stato un concerto sudato, un po’ perché davvero di pomeriggio c’era un caldo allucinante e un po’ perché i Crüe erano l’ultima band della giornata, ovvero la tredicesima! Mi sono sorbita 12 band di cui non conoscevo la musica (Queensrÿche e Tesla a parte) o di cui non me ne fregava niente (tipo gli Heaven And Hell), ma ne è valsa la pena! Comunque non tutte le band mi sono dispiaciute. C’erano due palchi, uno di fianco all’altro, e le band hanno suonato alternandosi sui palchi. Quello di sinistra si chiamava L-Stage (L starà mica per left?), mentre quello di destra Crüefest Stage (e perché non R-Stage?), io sono riuscita subito ad accaparrarmi la prima fila e non l’ho mollata fino alla fine! Ero più o meno a metà tra i due palchi, davanti alle casse (!), ma per fortuna più spostata verso il palco di destra, che era quello che mi interessava! Fabio all’inizio era di fianco a me, ma appena io sono andata a prendere da bere, uno dei due posti che avevamo ce l’hanno fregato (quello di Fabio, che stava alla mia sinistra, NON il mio!), perché Fabio non poteva tenere due posti. Hanno tentato in tutti i modi di spostarmi, di fregarmi un po’ di posto, ma io l’ho difeso con le unghie e con i denti, per i Crüe questo e altro!

Per primi hanno suonato i The Rocker, sul Crüefest Stage, un gruppo italiano che ha suonato per 15 minuti, e non erano male. Poi ci sono stati gli Extrema, ma a me non piace il loro genere, cantano in growl e sono troppo pesanti. Poi c’è stata Lauren Harris, che altri non è se non la figlia di Steve Harris, bassista degli Iron Maiden. Fortunatamente faceva un genere diverso dal padre, era più hard rock. Lei non canta benissimo, anche se è carina, in compenso il suo chitarrista è bravo, oltre che fighissimo e sexy. Poi ci sono stati i Voivod, ma anche loro non mi sono piaciuti, perché sono pesanti (inutile dire che loro e gli Extrema piacevano a Fabio). Successivamente è stato il turno dei Backyard Babies, che non erano male. Poi hanno suonato gli Epica, che né a me né a Fabio piacciono molto come genere, ma io devo dire di averla abbastanza scampata bella perché per quasi tutto il tempo che hanno suonato io sono andata in giro a prendere da bere, sono andata in bagno – erano le 13.45 e non avevamo ancora fatto colazione né bevuto niente – e poi sono andata a dare il cambio a Fabio, che è andato a prendere da mangiare. Poco dopo gli Epica hanno finito, e dopo un po’ sull’altro palco ha cominciato a suonare Marty Friedman, ex chitarrista dei Megadeth nonché virtuoso della sei corde, che suona con grande tecnica e talento. Peccato che non ci siano parole nelle sue canzoni, e sentirsi un’ora e quarto di assoli di chitarra è abbastanza una palla, e non lo dico solo perché io non suono la chitarra e “non posso capire”, ma perché anche Fabio dopo un po’ si era stufato. Matteo probabilmente avrebbe apprezzato. Intanto Fabio era tornato coi panini, ma dopo qualche tempo che avevo finito, e intanto che Friedman continuava con i suoi assoli che mi avevano già rotto, mi è venuta una sorta di insolazione, e sono dovuta andare via dalla folla, mettermi sotto le docce e sedermi un attimo. Stupido sole che batteva continuamente sulla mia testa… Quando mi sono un attimo ripresa, verso le 3.45, ed essere andata in bagno una seconda volta – e ci tengo a sottolinearlo perché non ci andrò più fino all’1 di notte pur di non perdere il mio posto in prima fila – sono tornata e stavano suonando gli Edguy, un gruppo tedesco che non mi è dispiaciuto affatto, inoltre il cantante era un vero e proprio leader, un frontman che si possa definire tale. Ha coinvolto moltissimo la folla, si muoveva sul palco in modo da attirare la tua attenzione e non farti annoiare e poi era spiritoso e amichevole. La musica, poi, non era male, infatti mi sa che cercherò qualcosa di loro in giro.

Dopo di loro si è esibita Lita Ford, una donna che definirei “con le palle”. Nonostante i 50 anni suonati, si muoveva sul palco con grande energia, inoltre la musica non era per niente male. Lita Ford è famosa per le sue collaborazioni con i più grandi della scena hard rock (tipo Ozzy Osbourne), oltre che per il suo talento, e devo dire che ne ha da vendere, infatti a un certo punto si è messa a suonare una chitarra doppia! Si muoveva sul palco come una ventenne, cantava bene (è mezzo soprano, tra l’altro) e col suo carisma notavo che piaceva anche ai giovanissimi. Tra l’altro Fabio ieri mi ha fatto notare che una delle sue canzoni più famose, che ha fatto anche al Gods, è stata scritta in collaborazione con Nikki Sixx, bassista nonché autore del 99% delle canzoni dei Mötley Crüe.

Dopo Lita Ford è stato il turno dei Queensrÿche, e anche della pioggia. Infatti dopo pochissimo che avevano iniziato a suonare, hanno cominciato a scendere delle goccioline. Speravo fossero passeggere, invece dopo poco abbiamo dovuto aprire l’ombrello, ma per fortuna la pioggia forte è durata davvero poco, 15 minuti massimo, anche perché quelli dietro non avrebbero visto molto. Ha continuato una pioggerellina leggera, ma sopportabile. La band ha fatto pezzi dall’album nuovo e da Empire. Sembra che lo facciano apposta: quando sono andata al loro concerto, qualche anno fa, conoscevo solo Empire, e loro hanno suonato quasi tutte le canzoni da Operation: Mindcrime. Ora, che conosco bene Operation: Mindcrime – e che mi piace anche più di Empire – non ne hanno fatta neanche una! Che sfiga!

Dopo i Queensrÿche è stato il turno dei Tesla, che – devo ammettere – mi hanno sorpreso. Non li conoscevo tantissimo, avevo sentito qualcosa grazie a Riky, ma non mi avevano mai attratto tantissimo. Ma forse non li ho mai ascoltati come si deve, perché la loro esibizione è stata splendida, le canzoni mi sono piaciute molto e le persone della band mi sono piaciute. Il cantante mi è sembrato leggermente fuori di testa, ma simpatico, perché faceva continuamente battute e rideva! Ad un certo punto il bassista non poteva suonare perché aveva problemi con l’amplificatore, così si sono ritrovati con un po’ di tempo morto, e lui urla al chitarrista solista: “Do a solo, baby!!”. Ahah, che ridere! L’altro chitarrista, invece, era così carino! A me e Fabio sembrava che avesse sì e no 24 anni, invece poi abbiamo scoperto che ne ha 31! Ovviamente non è il chitarrista con cui i Tesla hanno cominciato, data l’età, però era bravo; a me pareva un pochino gay, per i movimenti femminili, il modo con cui sorrideva, ecc… L’ho definito il “cute guitarist”, in contrapposizione al “sexy guitarist”, che era quello del gruppo di Lauren Harris.

Dopo la bella esibizione dei Tesla, è arrivato il momento di uno dei due headliner: gli Heaven And Hell, ovvero i Black Sabbath con Ronnie James Dio. Che pallaaaaa!!!! La più lunga ora e mezza della mia vita. Non li sopportavo più, le canzoni erano tutte uguali!

Quando – finalmente – la loro esibizione è terminata, è cominciata a salire l’adrenalina per i Mötley Crüe, molto più attesi degli Heaven And Hell, a mio avviso. La gente ha cominciato a spingere, nonché a schiacciarmi contro la transenna, a voler mettersi davanti. Io ero spinta da destra, da sinistra e da dietro, ma non ce l’hanno fatta a farmi spostare dalla prima fila. Sì, mi hanno un po’ spinto verso destra, ma a me andava solo bene, perché mi facevano vedere meglio il palco. Poi, finalmente hanno iniziato! Kickstart My Heart come inizio, ed è subito il casino tra la folla, a partire da me, che mi agitavo come una pazza, con l’adrenalina a mille. Ero così eccitata di vederli lì di fronte a me! Mi sembrava quasi di conoscerli, dato che avevo letto la loro biografia e stavo leggendo il libro di Nikki Sixx, e vederli lì di fronte ai miei occhi muoversi e cantare mi sembrava un sogno. La loro esibizione potrebbe definirsi un “best” di tutti i loro album. In ordine sparso hanno fatto: Live Wire da Too Fast For Love, Shout At The Devil e Primal Scream da Shout At The Devil, Girls Girls Girls e Wild Side da Girls Girls Girls, Kickstart My Heart, Same Ol’ Situation (S.O.S.), Don’t Go Away Mad (con Vince che suonava la chitarra), Dr. Feelgood da Dr. Feelgood, Saints Of Los Angeles, Motherfucker Of The Year da Saints Of Los Angeles, e Home Sweet Home (con Tommy che faceva la parte al pianoforte) da Theatre Of Pain. Mi pare siano solo queste le canzoni…
Vince Neil è davvero un gran frontman, si muoveva tantissimo sul palco, poi era sempre sorridente, parlava al pubblico, intratteneva la folla. C’è da dire, però, che l’intrattenitore migliore è stato Tommy Lee, che ha parlato tanto con il pubblico, facendoci fare “giochi” del tipo urlare i nomi dei componenti della band secondo il ritmo che dava lui, oppure semplicemente chiacchierando. La band, invece, è stata presentata, componente per componente, da Nikki Sixx, altrimenti detto il bassista più figo del mondo. Lui suonava proprio dalla parte dove stavo io, anche se si muoveva, e questa è stata una grandissima fortuna, dato che, per chi non l’avesse capito, è il mio preferito. Certo, la nota negativa è che non sono riuscita a prendere neanche un suo plettro, soprattutto per colpa di una giapponese di merda che è riuscita a infiltrasi di fianco a me durante l’esibizione di Marty Friedman, e che si è fatta dare dalla security un plettro che era caduto davanti a noi.
Mick Mars, data la sua malattia (che, per chi non lo sapesse, è la Ankylosing spondylitis, una forma cronica e più grave di artrite, che si ha fin da giovani), non si muoveva molto, ma si è sempre meritato tutta la mia ammirazione per la sua forza: sono più di 20 anni che suona con i Crüe, e tenere sulle spalle il peso di una chitarra quasi ogni giorno non è facile, se non sei seriamente motivato in quello che fai.
Comunque in generale il loro concerto mi è piaciuto molto, sono soddisfattissima di averli visti e la fatica per la trasferta Londra-Milano di tre giorni è stata ripagata appieno!

Dopo il concerto siamo andati a mangiare al Murphy di Cologno, nonché a dissetarci, soprattutto io che non ho bevuto quasi niente tutto il giorno pur di non dover andare in bagno. Ero stanca morta, camminavo a malapena, ma ero ancora iper contenta. Non vedo l’ora che i Crüe tornino ancora in Europa, magari l’anno prossimo, per poterli andare a rivedere!

Motley Crue

Figura di merda

Posted in London on 7 June 2009 by Psyche

Qualche giorno fa ho fatto una grandissima figura di merda al lavoro.

Premessa: da Caffè Nero, solitamente, ogni barista deve servire almeno due customers alla volta, per fare più in fretta, date le code che si formano certe volte. Due o tre giorni fa avevo il turno di mattina, e probabilmente non mi ero ancora completamete svegliata. Stavo servendo due persone, e la seconda era un certo Steve, un cliente fisso del bar, con cui c’è anche una certa confidenza. A un certo punto la collega che lavorava con me chiede se lo stavo servendo, e io dico, davanti a lui: “Yes, I’m doing him”. All’italiana proprio. Al che scoppia la risata generale, anche da un cliente vicino. Io bordeaux dalla vergogna, anche se rido, cerco di riparare al tutto dicendo: “C’mon, I’m Italian!”, contornata, ovviamente, da molti sorry…

Cazzo. E chi si ricordava, a quell’ora di mattina, ancora mezza addormentata, che “to do sb” vuol dire “fare sesso”???

Londoner

Posted in London on 11 May 2009 by Psyche

Dopo ormai più di 3 mesi che sto a Londra posso finalmente considerarmi  ”londoner” a tutti gli effetti! Ho un lavoro con un contratto firmato e controfimato, e nonostante io sia ancora in training, non credo che mi mandino via: sento che sono migliorata dagli inizi e credo proprio che anche le colleghe e la manager se ne siano accorte, inoltre il luogo di lavoro mi piace e mi diverto anche! Mi pagano attraverso il mio conto bancario, quindi non c’è nemmeno bisogno che vada ogni volta in banca a versare l’assegno. Diciamo quindi che da questo punto di vista mi sento abbastanza safe.

Il corso di teatro procede bene, ora siamo alla terza lezione. Si sente che è un’introductory course, ma l’approccio dell’insegnante mi piace perché lavora molto sul corpo, e questo mi ricorda Mario. Anche lui ci ha fatto lavorare molto sul corpo e sulle sensazione che diversi movimenti e situazioni potevano causare ad esso. Dopo ogni lezione andiamo fuori a bere e mi piace perché ogni volta chiacchiero con una persona diversa e la conosco un pochino di più. Venerdì ho chiacchierato a lungo con un ragazzo che si chiama Chris, scozzese ma che vive ormai a Londra da un po’, e mi ha fatto divertire un sacco, perché è gioviale, allegro e ha senso dell’umorismo. Ho fatto anche il lavoro di gruppo con lui e un’altra ragazza quella sera. Per la prossima volta dobbiamo studiare i movimenti di un animale (che viva nel nostro ambiente o che sia un wild animal), ma non so come mai e che cosa ci farà fare settimana prossima. Il corso mi soddisfa, anche se non so ancora se mi soddisfi di più fare di nuovo teatro o lavorare e uscire con gente nuova… ;)

La casa è a posto, non ci manca più nulla (ok, ci manca il divano, ma mi sa che non lo compreremo mai). Ho internet veloce e arrivano le bollette a mio nome. Ho il conto in banca, il GP, il National Insurance Number.

Insomma, date tutte le circostanze, mi sento cittadina a tutti gli effetti, e mi piace! :)

Acting: lesson 1

Posted in London, Theatre on 25 April 2009 by Psyche

Ieri sera ho fatto la prima lezione di teatro. Siamo in 18 (!), e mi pare anche abbastanza equamente divisi tra uomini e donne. Per presentarci l’uno all’altro l’insegnante non ci ha fatto mettere a cerchio e dire ad uno a uno chi eravamo, quanti anni avevamo, ecc… bensì, ci ha fatto fare due cerchi, uno dentro l’altro, e il cerchio interno stava rivolto col viso verso quello esterno, e ogni persona aveva davanti a sé un’altra persona. Avete presente gli speed dating? Ecco, un minuto circa a coppia e bisognava dire a ogni persona una propria caratteristica (ma non la stessa a ogni persona!). (Non siamo riusciti a vederci tutti uno di fronte all’altro, purtroppo, forse andremo avanti settimana prossima). Successivamente, ci siamo messi in un unico cerchio e l’insegnante, partendo dalla persona seduta di fianco a lei, ci diceva: “Chi è questa persona? Parlatemi di lei”. E chi si ricordava diceva la caratteristica che quella persona gli aveva detto. Mi è piaciuto, perché in questo modo ti toglieva dall’imbarazzo di parlare davanti a tutti e dire le solite cose: “Sono Tizio, ho tot anni, vengo dal tal paese, ecc ecc…”, e poi è un buono modo per esercitare la memoria e soprattutto socializzare! Poi l’insegnante ci ha divisi in gruppi di 3 o 4 e ci ha detto di rifare, a modo nostro e con la fine che volevamo, Little Red Riding Hood, ovvero Cappuccetto Rosso. È stato davvero divertente vedere quello che avevano preparato gli altri gruppi, ma soprattutto è stato bello vedere come interpretavano i vari personaggi! Io ero in un gruppo con altri due uomini: io facevo Cappuccetto Rosso, uno la nonna e uno il lupo. Le storie si assomigliavano, ovviamente, per trama, ma poi era interessante notare la piega che veniva data alla storia. C’è stato un gruppo che mi è piaciuto particolarmente: erano al punto in cui il lupo, travestito da nonna, mangia Cappuccetto Rosso, e il cacciatore interviene dicendo: “What’s happening here??”, e il lupo, intento a divorare: “No no, nothing, don’t worry! We’re just talking”. Al che il cacciatore non ci crede e gli si butta addosso, mentre il lupo, prima di essere ucciso, dice: “It’s my nature!”. Mi sono piaciuti davvero tanto, anche se descriverlo così non rende davvero! :)

Non vedo l’ora che sia venerdì prossimo! Anche se sono l’unica nel gruppo ad essere qui da poco tempo, e faccia spesso fatica a capire quello che dicono gli altri e le battute e i giochi di parole che fanno, mi sono divertita e sono impaziente di sapere che cosa faremo settimana prossima!

Caffè Nero

Posted in London on 19 April 2009 by Psyche

Ieri ho finito il mio training per diventare barista nella catena di bar che si chiama Caffè Nero (http://www.caffenero.com/). Qualcuno la conoscerà già (Federico sicuramente), per gli altri diciamo che è una catena di bar che ha deciso di esportare la cultura mediterranea anche nei paesi più a Nord. Il caffè viene miscelato nello stesso modo in cui si fa in Italia, proprio come lo fanno i miei al bar (80% arabica e 20% robusta), e devo dire che il caffè non è niente male. I nomi delle bevande sono spesso uguali ai termini italiani (espresso, espresso macchiato, ristretto, cappuccino, caffelatte, americano) e solo alcuni sono tradotti in inglese, come hot chocolate. Ho dato l’application form martedì, e subito mi hanno fatto fare un colloquio in inglese e mi hanno detto che potevo fare il training dal giorno successivo, perché c’era disponibilità di un posto in un Caffè Nero ad Hampstead. Io lavoravo ancora in quel posto di cinesi a Camden Town, quindi non sapevo cosa fare, ma la tizia mi aveva detto che se non facevo il training il giorno dopo, sarei slittata alla settimana successiva, e non mi avrebbe più assicurato che ci sarebbe stato ancora il posto ad Hampstead, ma presumibilmente sarei finita più lontano ancora. Così, ho mollato l’altro lavoro, anche se mi hanno detto che mi avrebbero pagato solo metà settimana (io ho lavorato 7 giorni e loro me ne vogliono pagare 3 e mezzo!), perché non volevo rischiare di finire le mie due settimane e essere pagata, ma perdere il nuovo lavoro. Mercoledì è stato tutta teoria (eravamo una classe di 13 ragazzi), giovedì tutta pratica e venerdì e sabato pratica nel bar dove dovrò lavorare. So già che sarà un casino, perché bisogna essere velocissimi (se non siete mai stati da Caffè Nero ma siete stati da Starbucks, sapete quanto devo essere veloce), sapere tutte le bevande calde e fredde a memoria (e sono tantissime, ve l’assicuro, molte più di quelle di un bar come potrebbe essere quello dei miei in Italia), sapere usare la cassa (ognuno serve i propri clienti dall’inizio alla fine, non è una “catena di montaggio”) e tante altre cose. Questa prima settimana sarò un disastro, oltretutto lavoreremo solo in due alla volta, e l’altra persona non potrà starmi sempre dietro, quindi mi immagino già clienti che si indispettiscono e la mia manager arrabbiarsi con me perché sbaglio e/o sono lenta. In quanto ancora alle prime armi, però, indosserò una maglietta bordeaux con scritto “Caffè Nero” sopra e “Barista in training” sotto, e sulla schiena “trainee barista”, così tutti sanno cosa aspettarsi da me. Quando e se diventerò davvero brava e saprò tutte le bevande a memoria, mi daranno una maglietta nera, che è quella che indossano tutti i baristi “normali” di Caffè Nero, che dietro ha scritto “The best espresso – this side of Milan”.

Il bar ad Hampstead non è grandissimo, quindi non sarà così incasinato come potrebbe essere, ad esempio, in Oxford Street o in qualunque altra zona del centro, ma comunque si forma subito la coda e –  si sa – la gente non ha pazienza e vuole essere servita subito e le bevande devono essere perfette. Spero mi si perdonerà, almeno all’inizio…

Comunque con questo lavoro mi sento sicuramente più tranquilla: le colleghe sembrano simpatiche, l’azienza è seria, mi hanno già fatto firmare un contratto, ho diritto a prendermi permessi e ferie (anche se non so bene quando e quanto) e poi Caffè Nero è una marca rinomata.

Seguiranno aggiornamenti sui miei – si spera –  miglioramenti!

Missin’

Posted in London, MySelf on 14 April 2009 by Psyche

Sono solo due ore che ho salutato Fabio all’aeroporto di Gatwick e già mi manca. Tra i 10 giorni passati in Italia, e questi 4 in cui Fabio è venuto a trovarmi, la voglia di rimanere a Londra diventa sempre un pochino meno forte. Resterò qui fino a fine agosto, almeno per farci le vacanze insieme a Fabio, questo è poco ma sicuro, ma più passa il tempo più mi rendo conto di una cosa. All’inizio credevo che non ce l’avrei fatta a vivere qui a lungo perché non l’avevo mai fatto, dovevo badare a me stessa senza la mia famiglia, e dovevo rapportarmi a gente anglofona, con un’altra cultura e un altro linguaggio, tutto da sola. Ora so che ce la posso fare, perché sono stata in grado di farlo. Ma la ragione per cui non potrei vivere qui più di un tot di tempo è perché Fabio mi mancherebbe troppo. Ci sono così tante esperienze da fare insieme a lui, tante idee da condividere, pensieri da scambiarsi e amore da darsi, e Skype o un telefono non bastano. Almeno a me.

Milano Vs. London

Posted in London, MySelf on 8 April 2009 by Psyche

No, non voglio mettere sul piatto della bilancia le due città e fare un paragone. Voglio solo dire che da quando sono tornata a Londra dopo i 10 giorni passati a Milano, la vita qui non mi sembra più uguale. Fabio mi manca molto più di prima, e così anche la mia vita laggiù. Mi manca vedere gli amici il sabato sera, mi manca andare a teatro con Fabio e quelle poche persone che lo amano come me, mi manca andare in giro per negozi o nei centri commerciali insieme a Fabio e sparlare di come sia vestita la gente o di quanto cammini lenta, mi manca andare nei locali rock e metal sempre con quei pochi amici che lo amano come me, mi manca chiacchierare ore e ore con un’Amica e mi manca stare accoccolata sul divano con Fabio a guardare il Dr. House.

Stare a Londra mi piace e non rimpiango assolutamente di esserci venuta. La mia autostima è cresciuta, il mio senso di indipendenza anche, e sto sperimentando la convienza con una persona che non sia Fabio né la mia famiglia. E mi piace. Ora ho anche trovato un lavoro, anche se non mi piace. È a Camden Town, la parte più rockettara e metallara di Londra (anche se è molto più fashion qui, e non trasgressiva come in Italia), e io ovviamente dove potevo trovare lavoro? Non nei negozi dark o metal, no! In una negozio di roba cinese, che fa schifo. Io generalmente cerco sempre di non comprare mai roba cinese, perché di bassa qualità e perché ho il vago sospetto che la persona cinese che lo abbia fatto sia sottopagata e tenuta in condizioni lavorative pessime (tante ore per poco salario, e poi… sarà stata una persona adulta che lo ha confezionato?), ma qui mi devo adattare. È l’unico lavoro che ho trovato da due mesi, e anche se non mi pagano tanto (£ 4.80 all’ora per 8 ore al giorno, che è sotto il National Minimum Wage) e non ho un contratto, e la boss cinese è una stronza allucinante (tipo Meryl Streep ne Il Diavolo Veste Prada, e non sto esagerando!) è meglio di niente. Io continuo a cercare e a distribuire CV, e appena ne trovo un altro (speranza vana…) me ne vado. Il negozio è aperto 7 giorni su 7, come quasi tutti i negozi a Camden e in centro, e i turni sono 9.30-18.30 o 10.30-19.30 e io ho due giorni off alla settimana. Inoltre, oltre a quel negozio, ne hanno un altro nel mercato di Camden e un altro che dovrebbe aprire a breve. Ovviamente lavorerò anche questo sabato e domenica che viene Fabio (evviva!), ma almeno sono riuscita a farmi dare il lunedì e il martedì, così riusciamo a passare un giorno e mezzo insieme. Fuckin’ Chinese…

Comin’ home

Posted in London on 18 March 2009 by Psyche

Domani si torna a casa. Torno in Italia dopo quasi due mesi a Londra. A tratti mi sembra di essere appena arrivata, a tratti mi sembra di vivere qui da sempre. Sarà interessante notare come mi sentirò nella mia “vecchia” casa, con altra gente che mi gira attorno rispetto a quella che ormai mi ero abituata a vedere qui.

Sono curiosa, ma anche emozionata. Non credo sarà un grande shock, ma non sarà come prima, di questo sono sicura.

Trips

Posted in London, Travelling on 18 March 2009 by Psyche

Non ho ancora parlato delle gite che ho fatto fino ad ora. Da quando sono arrivata a Londra fino ad ora non ho visitato moltissimo, ma meglio di niente.

The British Museum

 

Domenica 1° marzo sono andata al British Museum (http://www.britishmuseum.org/), che si trova in Great Russell Street, a metà strada tra le metro di Russel Square, Tottenham Court Road e Holborn. È enorme, e ovviamente, non essendo riuscita a finirlo tutto in un pomeriggio, ci sono tornata il giorno dopo, tanto più che la domenica mi ero dimenticata la macchina fotografica… -.-’
L’entrata al museo è gratuita, e ci sono anche delle visite guidate gratuite di circa 40 minuti che ti mostrano una sezione particolare del museo e che hanno luogo ogni giorno a orari definiti. Io ho seguito il tour delle 11.30, chiamato Ancient Greece eyeOpener tour, che ci ha mostrato, come dice il nome, le gallerie relative all’antica Grecia, tra cui il Mausoleo di Alicarnasso, antichi vasi e il monumento delle Nereidi. Di importante nella parte greca ci sono i resti del Partenone, che però non era incluso nel tour. Il secondo tour che ho fatto si chiamava Ancient Rome eyeOpener tour, e con la guida abbiamo ripercorso quasi tutta la storia dell’Impero Romano, dalla nascita fino quasi alla sua morte.
La prima opera che si incontra, invece, nel museo è la Stele di Rosetta, che riporta un decreto del 196 a.C. stabilito vicino a Rashid (Rosetta, appunto) in tre lingue diverse: la parte superiore è scritta in geroglifici, solitamente usati sui monumenti, la parte centrale è in demotico, la lingua dei letterati egizi, e la parte inferiore in greco, usato dal governo. Per il resto, nel museo c’è arte messicana, del Nord America (ai tempi dei pellerossa), cinese, giapponese, del Medio Oriente, oltre che, ovviamente, arte egizia.

Lunedì 2 marzo, dopo il British, sono andata al Charles Dickens Museum (http://www.dickensmuseum.com/), che si trovava non lontano da lì. Si tratta di una normale casa mimetizzata tra le altre, su tre piani, che raccoglie scritti, foto e furniture usata dallo scrittore inglese durante la sua vita. Ci sono andata più che altro per curiosità: lo avevo studiato al liceo in letteratura inglese, e dato che ero a Londra, perché no?

Domenica 8 marzo, invece, ho fatto l’errore di andare al museo delle cere Madame Tussauds (http://www.madametussauds.com/). L’errore non sta nell’esserci andata, quanto nell’esserci andata di domenica. Il museo era talmente strabordante di gente che alla fine della visita ero diventata misantropa… Ogni persona possedeva una macchina fotografica, e, ovviamente, si doveva far fotografare abbracciata al tale attore, o mentre tocca il culo alla cantante/attrice/modella/non si sa quale sia il suo lavoro, mentre io dietro sclero perché non riesco a fotografare la statua senza una persona di fianco. Le mie fotografie, di conseguenza, non sono venute un granché, proprio perché bisognava “cogliere l’attimo”, e alla fine la foto come viene viene, e te la tieni, a meno che tu non voglia passare tutta la vita lì dentro. Anche questo museo è diviso in sezioni (i cui nomi sono un po’ veri e un po’ inventati da me per categorizzare), per cui c’è prima la parte Fashion (e.g. David e Victoria Beckam e Kate Moss), Hollywood (tra cui Johnny Depp e Julia Roberts), Sport Stars (e.g. Lance Armstrong, Pelé), Royalty (da Elizabeth I a tutta la famiglia reale odierna), Music (Freddy Mercury, Beatles e varie pop stars inutili), World Leaders (oltre ai vari presidenti di Stato, anche altri personaggi politi, vecchi e nuovi, come Hitler o Fidel Castro). Tra gli altri personaggi c’erano artisti, pittori, uomini di scienza e uomini religiosi, nonché statue di gente sparse a caso nel museo, come Marilyn Monroe, la principessa Diana e Andy Wharol. Si può dire che molte statue sono fatte davvero bene, come quella di Fidel Castro, ma altre sono inguardabili, come la statua di Michael Jackson o quella di Pavarotti. 
Il museo si trova vicino alla stazione di Baker Street, e, contrariamente alla maggior parte dei musei (che sarebbero, tra l’altro, un po’ più di “alta cultura”), il Madame Tussauds non è gratuito, anzi! Il biglietto d’ingresso costa £25 per gli adulti e £21 per i bambini (sai che sconto…). Va beh, non importa, in questo museo ci si va una volta sola nella vita.

 

Dopo il Madame Tussauds, essendo alla stazione di Baker Street, che prende il nome dalla via, dove posso essere andata? Ma al Sherlock Holmes Museum, ovviamente (http://www.sherlock-holmes.co.uk/)! Al numero 221b di Baker Street. Mi sono anche fatta una foto con Watson! :) Il tizio che era vestito da Watson era simpatico, perché a ogni turista che entrava chiedeva da dove veniva e lo salutava nella sua lingua madre! L’italiano, poi, evidentemente, lo sapeva abbastanza, perché si è messo a parlarmi in italiano! Mi sapeva tanto di nonno! Il museo era pieno di disegni, utensili e oggetti che – teoricamente – dovrebbero appartenere a Sherlock Holmes e a Watson. Poi c’erano varie edizioni di libri, pagine scritte, e, al terzo piano, statue di cera di alcuni personaggi che rappresentavano delle opere di Sir Arthur Conan Doyle! I gialli di Sherlock Holmes, ovviamente, anche perché non so se abbia scritto altri libri…

Watson & me

Mercoledì 11 marzo, infine, sono andata a Greenwich (http://www.nmm.ac.uk/), facendo un viaggio di più di un’ora: da casa mia ho preso l’autobus e sono arrivata alla metro di Finsbury Park, da lì ho preso la Victoria line e sono scesa a Green Park, dove ho cambiato e ho preso la Jubilee line che mi ha portato fino a Canary Wharf, dove ho preso la DLR  (Docklands Light Railway) che mi ha portato a Greenwich. (Poco male se ci ho messo tanto, sono andata un bel po’ avanti col nuovo libro che ho comprato, The Dirt, ovvero l’autobiografia dei Mötley Crüe! :) ). Ho attraversato il bel Greenwich park e sono arrivata al Royal Observatory, imbattendomi in un gruppo di studenti siciliani in gita. Maledetti italiani, sono dappertutto… ;) Al di là di questo, che emozione vedere il primo meridiano e mettercisi a cavallo… Mi mettevo da un lato, e mi trovavo a “Est del mondo” , mi mettevo dall’altra ed ero a “Ovest del mondo”, mi sentivo una bambina, ma era così eccitante pensarlo mentre lo facevo! Il primo meridiano 0° 0′ 0″!! Poi ho visitato la Flamsteed House, dove si trovano la Octagon Room, progettata da Christophen Wren per osservare il cielo e gli avvenimenti celesti (si dirà così in italiano?), la Camera Obscura, che usa una lente e degli specchi che ruotano per proiettare il panorama di Greenwich in tempo reale dentro una camera oscura, gli Apartments of the Astronomer Royal e le Time Galleries. Inoltre, sull’osservatorio c’è la Time Ball, una palla rossa su un’asta che, poco prima delle 13, ogni giorno, si alza per poi ricadere alle 13 in punto, per segnare l’ora alle imbarcazioni che navigano il Tamigi. Un rituale che si ripete dal 1833. All’interno del Great Equatorial Building, poi, ho visto il 28-inch Telescope and Onion Dome, un telescopio che ha più di un secolo e che è il grande del Regno Unito. Successivamente sono andata all’Astronomy Centre: lì si possono visitare le Weller Astronomy Galleries, ovvero delle galleria interattive che ti permettono di fare diversi esperimenti per capire un po’ di più l’universo e i suoi misteri. Dopo pranzo, invece, sono andata al Peter Harrison Planetarium, dove ho visto uno show intitolato Invaders of Mars, che mostrava tutte le scoperte fatte sul pianeta Marte fino ad oggi. È stato interessante, nonostante mi fosse venuto il mal di mare dopo un quarto d’ora che vedevo pianeti che giravano, superfici che scorrevano, ecc… Dopo ave finito con il Royal Observatory (tutti gli edifici descritti fino ad ora facevano parte di un unico complesso), sono andata alla Queen’s House, costruita da Inigo Jones nel 1616 su ordine della moglie di James I, Anne of Denmark. Le uniche cose degne di essere riportate sono le Tulip Stairs e il pavimento in marmo della Great Hall (purtroppo all’interno non si potevano fare foto, ma le trovate sul sito). Infine sono andata al National Maritime Museum, con il solo scopo di vedere l’uniforme indossata dal vice ammiraglio Nelson quando fu sconfitto a Trafalgar, che riporta ancora il buco fatto con la pallottola che lo colpì. Per il resto il museo risulta interessante solo per coloro che amano le navi e la marina in generale.

Prime Meridian

Ecco, questi sono i giri che ho fatto fino ad oggi. Non è tantissimo, ma me li sono proprio goduti, e poi non li ho visti con l’ansia che potrebbe avere il turista, che deve assolutamente vedere tutto in tempo perché poi non ci tornerà mai più. Io so che comunque in questi posti ci potrò ancora tornare, se vorrò.

Acting

Posted in London on 6 March 2009 by Psyche

Mi sono iscritta a un corso di teatro. Qui, a Londra. Lo so, sarà un suicidio, ma non ho nulla da perdere (oltre a £120…). Volevo trovare un corso da seguire, per fare nuovi amici, ma anche semplicemente per fare qualcosa. Tra tutti i vari corsi che ho trovato, alla fin fine andavo sempre a finire sul teatro, che è l’unica cosa che mi appassiona veramente. Avevo trovato un corso in un’accademia delle arti, che però costava £250, ma che avrei comunque fatto se non avessi trovato quest’altro. La scuola (che tiene vari e molteplici corsi oltre a quelli di teatro) si chiama City Lit (per chi volesse darci un’occhiata: http://www.citylit.ac.uk/) e si trova tra Holborn e Covent Garden. Non è vicinissima a casa mia (saranno max 30 minuti), dovrò prendere l’autobus per arrivare fino alla metro di Finsbury Park e poi la metropolitana fino a Holborn; da lì si tratta di pochi minuti a piedi. C’erano tre corsi serali per adulti, e due di questi erano già tutti pieni, mentre l’ultimo aveva solo un posto disponibile. Si trattava di scegliere in fretta, il giorno stesso. Pensarci con calma rischiando di perdere il posto o lasciarsi guidare dall’istinto e iscriversi subito? Ho lasciato passare qualche ora, ero confusa,incerta, ho chiesto consiglio a Fabio e a Sara, poi ho deciso di iscrivermi da internet. Mi sono registrata, ho messo tutti i miei dati e mentre stavo per effttuare il pagamento, il mio Mac si è spento. Così, dal nulla. Non era nemmeno attaccato alla corrente. Solitamente quando la batteria si sta per scaricare, mi appare una finestra che mi dice di metterlo sotto carica altrimenti dopo poco sarebbe andato in stop. Un segno del destino? Riavvio, torno sul corso e cosa ci trovo scritto? “This date is full”. Non era possibile che qualcuno si fosse iscritto mentre riavviavo il computer! Ecco, la solita sfiga! Non potevo darmi per vinta, così il giorno dopo ho telefonato al centro, ho spiegato la situazione, e mi hanno detto che ero io quella iscritta (e motivo per cui il corso era “full”), ma il pagamento non era andato a buon fine. Così, ho ridato i dati della carta e ho pagato. Eo ufficialmente iscritta! :)

Il corso inizierà il 24 aprile e durerà all’incirca due mesi, per un totale di 10 lezioni, una volta alla settimana, per la precisione il venerdì sera dalle 18.35 alle 21.20. È un introductory drama course, perché nonostante abbia già fatto due anni di teatro in Italia, non me la sentivo di fare un corso più avanzato in inglese, oltre al fatto che con tutta probabilità non avrei potuto iscrivermi, non avendo certificati e robe varie. Dopo questo corso, chiamato introduction to acting, chi vuole può iscriversi al corso avanzato, che però comincia a settembre e dura fino ai primi giorni di dicembre.

Il corso sembra interessante, ci si concentrerà su vari aspetti, a partire da respirazione, movimento, voce, improvvisazione. Ci saranno lavori individuali, di gruppo, di coppia, un po’ come ho fatto il primo anno con Mario. Per avere un’idea di come si articolerà il corso, potete leggere la descrizione del corso qui. Sono molto eccitata all’idea di fare questo corso, anche se al contempo sono spaventata all’idea che potrò non capire la metà delle cose che l’insegnate dirà, che non sarò molto in grado di improvvisare in inglese (figuriamoci, già è difficile in italiano…), che le altre persone del gruppo potrebbero ridere di me e cose del genere. Nonostante questo, non vedo l’ora di cominciare. Sarà una bella sfida, e anche se non la vincerò, sarà stata un’esperienza da ricordare, e che mi avrà insegnato qualcosa. Mi avrà insegnato a riconoscere i miei limiti, e che non sempre si può fare quello che si vuole fare, oppure mi avrà insegnato che se una cosa ti piace la devi fare, punto. Al di là delle difficoltà che ti ostacoleranno il cammino, al di là delle paura che tenderanno a immobilizzarti, al di là dello sconforto che ti sussurrerà all’orecchio di mollare, perché non sei all’altezza, perché non sei bravo o perché è più facile arrendersi piuttosto che faticare per raggiungere i propri obiettivi.

Sicuramente avrò imparato che la vita è tutta una continua sfida, e che si tratta semplicemente di avere il coraggio di accoglierla al momento giusto. Anche dopo che il vostro Mac gives up!